Zingaretti positivo al COVID e il nuovo decreto ministeriale sotto la lente.

Anche il Segretario del PD è risultato positivo. Molto negativo invece, almeno dal mio punto di vista, il suo modo di comunicarlo, preambolo ad un decreto ministeriale sanguinoso per alcune categorie di lavoratori.

Soltanto un paio di giorni fa, guardando la televisione, sono venuto a conoscenza della positività al Covid-19 del segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. Sono rimasto impassibile davanti alla tv dalla quale ho appreso la notizia, osservando la modalità con cui ha deciso di comunicarlo alla nazione: un video su Facebook, che ha chiuso dicendo che anche lui avrebbe "combattuto", come giusto fare in momenti come questo. Non posso negare che le parole pronunciate con tale disinvoltura mi hanno infastidito, procurandomi un senso di distacco, l'ennesimo negli ultimi anni, dalla politica e dalle persone che la tengono in vita. Ma come mi sono detto, non solo a lui è stato fatto un tampone in condizioni nelle quali un normale cittadino non sarebbe nemmeno stato accettato al pronto soccorso, come indica il nuovo protocollo sanitario per far fronte all'emergenza, non solo ha contratto il virus mantenendo comunque un ottimo stato di salute, altrimenti non avrebbe fatto il video, non solo ha la grande fortuna di poter contare su un importante vitalizio che percepirà anche non andando a espletare la sua carica di Presidente della regione Lazio, e nonostante tutto questo ha parlato di combattere? Ma combattere cosa? Combattere con una malattia che con ogni probabilità lo lascerà indenne, che lo limiterà nei spostamenti, che non lo metterà in alcuna difficoltà economica. Chi combatte, caro Zingaretti, non è di certo lei, la sua uscita ha rimarcato per l'ennesima volta la distanza che c'è tra la politica, i suoi appartenenti ed il resto del paese. Un normale cittadino, in condizioni simili alle sue non credo avrebbe avuto nemmeno un singolo pensiero di fare un video su Facebook, al contrario, avrebbe avuto con ogni probabilità un assillante preoccupazione per riuscire a sopravvivere dal punto di vista economico alla quarantena, e all'isolamento a causa del quale non avrebbe potuto recarsi al lavoro con regolarità. Pensi ad un artigiano, il cui sostentamento dipende esclusivamente dal lavoro che in quarantena non avrebbe potuto svolgere; pensi a lui segretario, e si renda conto che i combattenti in questa Italia strampalata non siete certo voi politici i cui privilegi vi hanno permesso di essere costantemente al di fuori della realtà che dovreste amministrare. Chi combatte Zingaretti, non è lei, a meno che non lo faccia con la sua coscienza, quella che dovrebbe averlo messo di fronte alla responsabilità di essere segretario di un partito al governo del paese che ha emesso un decreto la cui inutilità è sotto gli occhi di tutti, e che ha reso disoccupati, dal giorno alla notte, una serie di lavoratori che di contro non hanno avuto nessuna rassicurazione a garanzia del loro futuro. E stato deciso, tramite un consiglio dei Ministri notturno, ampiamente anticipato da una vergognosa fuga di notizie, per la chiusura in tutto il territorio nazionale di alcune tipologie di attività, evidentemente più responsabili di altre tra cui spiccano sale ballo, pub, discoteche, sale giochi e sale scommesse. Non entro nel merito della bontà di queste misure, mi limito ad osservare che se volessi fare una scommessa andrei oggi invece che in una apposita sala in un bar dove si può scommettere, se volessi giocare ad una macchina mangiasoldi tipo slot andrei in un bar invece che in una sala giochi. Dove sta il beneficio per la popolazione? Ma nonostante questo, sono concorde nell'affermare che a causa dello stato di emergenza sanitaria dovevano essere presi dei provvedimenti, come in questo caso.

Ma colui che ha un pub, piuttosto che un altra attività di quelle sospese fino al 3 aprile con cosa si procura da vivere? A me va bene che si forzi la chiusura della sua attività, ma chi se non lo stato si deve preoccupare di consentirgli di vivere, di permettere ai suoi figli di mangiare? Si è deciso di chiudere delle attività senza aver inserito nel decreto nemmeno un agevolazione a compensare la chiusura forzata? Magari tra qualche mese si rimedierà a questa mancanza ritardando il pagamento delle tasse, ma per essere chiari, al proprietario del pub chiuso, chi li da i soldi per vivere da ora sino al tre aprile, quando comunque dovrà aver pagato i dipendenti, l'affitto, le utenze, e tutte le altre cose necessarie alla conduzione della propria vita e al prosieguo della sua impresa? Bisognava prendere dei provvedimenti, ma parimenti si doveva avere l'accortezza di dare un sostentamento a coloro che a causa degli stessi da ieri non sanno come andare avanti. Sarebbe stato diverso aver emesso un decreto che obbligava alla chiusura riconoscendo ai proprietari una diaria giornaliera, proprietari che durante il perdurare della loro attività provvedono al sostentamento delle casse dello stato accollandosi una pressione fiscale che supera il 50%. Evidentemente non basta, e si deve avere la consapevolezza che fare impresa in Italia è soltanto un atto d'incoscienza, un assurdo rischio non tutelato dalle normative, perché lo stato al quale paghiamo le tasse non riconosce gli imprenditori, sopratutto i piccoli imprenditori, come una categoria alla quale è dovuto un minimo di rispetto e riconoscenza, o più semplicemente, una categoria degna di un minimo di dignità. Pertanto si chiude e basta; senza che questo comporti un ulteriore presa di coscienza da parte dei responsabili, i quali dalle loro residenze si preoccupano di farci sapere che combattono continuando ad ignorare platea a cui si rivolgono, che a differenza loro combatte da sempre e continuativamente, almeno sino a quando non perderà la forza di credere in un paese decentemente amministrato, più giusto ed equo, in cui pagare le tasse rappresenta l'assolvimento di un dovere grazie al quale guadagnarsi una forma di rispetto ed assistenza che oggi sono soltanto una chimera, un utopia distante dal concretizzarsi, purtroppo.