Zhang (presidente Inter) polemiche e social.

Metti un presidente di una delle aziende calcistiche più importanti d'Italia, metti un social e aggiungi parole al veleno. Hai tutti gli ingredienti per dire la verità ed essere trattato come uno sprovveduto.


Due giorni fa il giovane presidente dell'Inter ha tuonato per mezzo di un noto social network, puntando il dito contro il presidente della Lega di Serie A Dal Pino, reo a suo dire, di non aver preso nessuna decisione per la spinosa tematica dei rinvii delle partite o di un eventuale disputa delle stesse a porte chiuse. L'ha definito un pagliaccio, incapace di prendere le decisioni necessarie e doverose da parte di chi occupa la presidenza di una lega, la quale, secondo il buon Zhang, ha agito accontentando le richieste di alcuni, infischiandosene bellamente della salute e del corretto svolgimento di una manifestazione che, malgrado la pesante situazione sanitaria, rappresenta comunque un punto fermo senza il quale buona parte del paese sembra non riesca ad andare avanti. Io sono vicino al presidente, al quale nonostante la premessa, gli devo comunque una sonora tirata d'orecchie perché nel fare queste dichiarazioni il giovane presidente ha evidentemente commesso almeno due grossolani errori.

Il primo, forse il meno grave, è quello di aver pubblicato la sua idea all'interno di un social, mettendosi di fatto, nelle stesse condizioni pagliaccesche che ha lamentato appartenere al presidente della Lega. Se si pretende il buon funzionamento di un ente, di un associazione, anche le critiche vanno fatte in osservanza delle regole che quell'associazione ha e che giocoforza devono essere osservate da chi ne fa parte. Fare certe osservazioni, e farle su un social, è un errore grossolano, evidentemente dovuto al desiderio di cercare consensi, quelli che sono facilmente ottenibili all'interno dell'informe e acquoso mondo sociale, nel quale si naviga cercando consensi altrimenti non trovabili altrove.

Il secondo errore è invece strutturale, di concetto, probabilmente dovuto anche in questo caso alla giovane età. Pertanto vorrei spiegare al presidente quanto segue: In Italia -secondo me anche in Cina ma potrei sbagliare- se si vuole ricoprire certe cariche, lo si può fare solo ed esclusivamente cercando di piacere a chi quelle cariche le deve sostenere una volta divenute esecutive. Detta in parole povere; non si diventa presidenti di una lega -piuttosto che segretari di un partito mi azzarderei ad aggiungere- se non si è nelle grazie dei componenti della stessa. Il potere caro Sig. Zhang, è l'espressione della volontà di coloro che lo delegano, purtroppo, aggiungo sommessamente.

Pertanto, a margine di questo breve ragionamento, il giovane cinese farà bene a non aspettarsi mai che il presidente della Lega dia contro a coloro che li ce l'hanno messo, a meno che non intenda dedicarsi ad altro in un immediato futuro. Ma tra coloro che in quella poltrona lo hanno collocato, faccio fatica a non pensare che ci sia anche la società meneghina, quindi, sintetizzando il concetto; la guerra è bene che sia portata avanti tra coloro che avendocelo messo si aspettano in cambio favori di varia natura. Consiglio pertanto al buon Zhang di aprire gli occhi sul funzionamento di questa nostra strampalata società: perché chi siede in certe cadreghe, chi le occupa con le sue stanche natiche, non lo fa certamente per merito, almeno non in Italia, ma piuttosto per aver dimostrato di essere malleabile da coloro che in quelle sedie sono concordi a farlo adagiare, a scapito della meritocrazia, un concetto abbandonato da chi certe poltrone le brama, in favore del servilismo, assai più necessario all'ascesa di qualunque altra virtù.