Zero zero zero

Inizia stasera la serie tv che segue il libro di Saviano uscito ormai qualche anno fa, che ho avuto il piacere di leggere, e che mi è rimasto impresso sopratutto per il contenuto delle prime pagine.

Lo ricordo ancora molto bene, mi approcciai al libro di Saviano ormai qualche anno fa, con la diffidenza di chi avendo letto Gomorra si era convinto che un altro libro dello stesso autore non sarebbe potuto piacermi allo steso modo. Ovviamente sono stato smentito. Zero zero zero non è un romanzo, è piuttosto un insieme di vicende ricostruite e raccontate partendo dall'esame di alcuni individui che hanno avuto ruoli di primaria importanza nello spaccio, piuttosto che nella produzione della cocaina, in Europa come in America, in Italia come in Spagna, A Milano come Napoli. Il mio intento non è quello di riassumere il libro, ma quello di condividere un dubbio che oggi è diventato certezza, alcuni anni dopo che il libro l'ho finito, ma che si è insinuato nella mia mente proprio durante la lettura delle prime pagine scritte dall'autore campano. Non ricordo se erano le pagine di prefazione, forse il primo capitolo, ma sono pagine in cui Saviano spiega con semplicità ed efficacia quanto la cocaina sia parte integrante della nostra società, quanto i consumatori della polvere bianca siano presenti dappertutto, al circolo che frequentiamo, piuttosto che nella chiesa dove andiamo la domenica, al mercato, negli uffici comunali, nei tribunali, nelle scuole, allo stadio, negli ospedali, in parlamento -alcune trasmissioni hanno sollevato la questione-; praticamente dappertutto. Questa parte del libro insinuò in me il dubbio che l'autore si fosse fatto prendere la mano, finendo per ingigantire la questione, un estremizzazione volta ad un abbellimento "scenografico" del libro. Allo stesso tempo però, quelle pagine così incalzanti, ritmiche, avevano mosso la mia voglia di capire, di conoscere il problema, tanto da farmelo approfondire al punto che ho finito per capire che aveva ragione e che anzi, forse la sua descrizione era errata per difetto. Ho letto i dati del consumo di cocaina in Europa , quelli che ha pubblicato "l'osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze" nel 2019 (credo siano riferite al 2017) in cui si dichiara che la cocaina è consumata in Europa dall' 1,2 % degli adulti (15-64 anni). Questi dati in effetti darebbero ragione alla mia iniziale perplessità, che avverte in questi numeri, figli di chissà quale elaborazione, una realtà diversa da quella che ho percepito ponendo attenzione ad alcune situazioni vissute in prima persona. Dico questo perché negli ultimi tempi ho aperto gli occhi, ho osservato, ho visto e capito. Capito che se un amico durante una cena va al bagno tre volte non è perché la prostata lo sta abbondando come si affretta a dire ogni volta che è di ritorno. Ho capito che le persone che mentre ti parlano si mordono le labbra di continuo non lo fanno a causa di un tic. Ho capito che se al termine di una cena in cui ho bevuto 4 bicchieri di vino sono brillo e alcuni commensali che hanno bevuto quanto me sembrano essere appena usciti da un massaggio rilassante non è perché hanno una soglia di sopportazione dell'alcol più elevata della mia. Ho capito che tanti raffreddori che si manifestano all'improvviso su alcuni conoscenti non sono dovuti alle allergie ai pollini.

Cercando in rete mi sono imbattuto in un articolo in cui si spiega come nel Tamigi siano presenti tracce di cocaina tali da mutare il comportamento dei pesci. Cocaina che raggiunge le acque del fiume dopo essere stata inalata e rilasciata nei bagni i cui scarichi finiscono nel corso d'acqua londinese. E noi dobbiamo credere che questo sia possibile se a "pippare" è soltanto l' 1,2% della popolazione? Certo, questo è un numero figlio di una media, nelle grandi città la percentuale sarà più alta, ma comunque vada anche la media non può essere così bassa, se è vero, come dice un protagonista della serie tv durante la pubblicità e Saviano nel libro, che la cocaina muove l'economia mondiale. Ed è vero, e lo si capisce dai margini di guadagno che questa industria prevede per ogni singolo partecipante alla sua lunga e tortuosa filiera, che consente alle foglie di una pianta, apparentemente innocua, di divenire polvere pronta per il commercio attraverso un infinita serie di lavorazioni prima, e di trasporto poi. Stasera la serie tv ci farà vedere il lavoro dei cartelli, i morti ammazzati appesi lungo i cavalcavia delle strade messicane come deterrente al compimento anche di una sola mossa sbagliata, una realtà tanto lontana che anche il più incallito dei consumatori di cocaina, non sarà capace di vedere il sangue che sporca le sue mani, le stesse con cui arrotola le banconote per inalarla in cerca di un benessere finto ed effimero. Perché se la mia auto inquina, ed ogni volta che la metto in moto non riesco a non sentirmi responsabile dell'infinitesima parte percentile dei danni che sto causando al pianeta, lo stesso dovrebbero fare i cocainomani; ogni striscia è bianca solo in apparenza.