Viaggio: anteprima


Inizia così, al termine di una giornata afosa di inizio agosto, il mio primo viaggio a piedi in solitario. Inizia quando le ombre si allungano ad alleviare i sintomi di una calura che sta diventando insopportabile, al punto che anche riposare è diventata una pena. Stanotte per me sarà diverso, verrò ospitato a casa di una coppia di amici, dai quali domani mattina mi congederò ancor prima che il sole faccia capolino per andare a prendere il treno con il quale raggiungerò la città dalla quale partirà il mio primo viaggio in solitaria, a piedi, che mi vedrà camminare per quattro giorni, se rispetterò il mio programma, per coprire attraverso dei sentieri, la distanza che divide due città del centro Italia. Al contrario di molti, io non sono riuscito a considerare la possibilità di compiere questo cammino senza aver almeno deciso prima di partire i posti nei quali fermarmi a dormire. Avevo bisogno di alcune certezze, luoghi precisi in cui giungere al termine delle mie performance giornaliere, che mi vedranno percorrere dai 25 ai 38 km, mettendo alla frusta il mio organismo, abituato alla corsa ma non al cammino, tantomeno a spostamenti lenti e duraturi come quelli che dovrò affrontare onorando la mia dettagliata tabella di marcia. A pensarci bene non capisco nemmeno come tutto questo sia accaduto, come sia stato possibile che un idea che non avevo mai preso in considerazione seriamente sia potuta diventare, in pochi giorni, la base di un avventura dalla quale sono stato attirato e nella quale mi sono ritrovato immerso senza capire perché. Forse era soltanto giunto il momento, l'ora giusta per fare una cosa che non avevo mai ritenuto di dover fare, andando a soddisfare il mio spirito di avventura e a riempire il tempo con calma, quella che non mi posso quasi mai permettere quando vivo il mio normale ciclo vitale, che è puntellato da scadenze perentorie e definitive, che devo onorare con puntualità e precisione, che sono due caratteristiche dalle quali non riesco più a discostarmi, nemmeno quando potrei permettermi una pausa. Ho sempre qualcosa da fare, un obbiettivo da rincorrere, e spesso finisce che a furia di correre tutto passa in secondo piano, che le emozioni vengono soffocate dalla necessità di rispettare i tempi. Scadenze su scadenze, che non fanno altro che annacquare ogni piacere derivante dal fare. Rispettare i tempi è l'unica cosa che conta. Purtroppo. Se ho deciso di fare un viaggio, di farlo a piedi, è forse proprio perché ho avvertito la necessità di rallentare, tornare ad abbracciare un ritmo che la vita mi ha sottratto, rapita dal concetto di produttività al quale non riesco a sottrarmi, dal momento che vivo in una società che ha fatto della produttività e del consumismo due principi cardine. Non posso fare a meno, abituato ad avere sempre una scadenza, di pensarmi anche domani alle prese con l'orologio, prodigo nel calcolare il tempo che manca all'arrivo ad una svolta piuttosto che al posto che ho prenotato per dormire. Farò di tutto perché non sia cosi, per godermi ogni singolo scorcio, ogni singolo raggio di sole, consapevole che arriverò dove devo senza che nessuno mi chieda il resoconto, senza che ci siano scadenze, senza che nulla possa distogliermi dal mio corpo, dalle mie sensazioni. Riposerò se sarò stanco, aumenterò il passo se starò bene, mangerò se avrò fame e berrò se avrò sete, scriverò se ne avrò voglia, ascoltandomi e dimenticandomi dell'intercedere del tempo, soltanto per il piacere di farlo. Ne ho bisogno, è arrivato per me il momento di vivere il tempo anziché inseguirlo. Lo farò senza l'ausilio di tutta la tecnologia che fa parte del mio quotidiano, dalla quale sono dipendente e dalla quale voglio scappare; soltanto per poco: quattro giorni. Da vivere ad un ritmo che non ricordo, per il quale sono stato creato e dal quale ho preso le distanze, intento ad affermare nei confronti della società il super uomo che mi si chiedeva di essere. In fondo, cosa ci potrebbe essere di meglio? Domani la prima tappa.