Vaccinatale


Sarà il primo natale festeggiato a debita distanza, sarà il primo passato in attesa di un vaccino che arriverà tra pochi giorni, preceduto da un clamore degno di un evento epocale, risolutivo.

Lo sarà nel momento in cui verrà somministrato, ancora non ci è dato sapere con quali modalità e a quante e quali persone. Soltanto a coloro che lo vorranno o al contrario ci verrà imposto facendolo passare come indispensabile per la collettività? Sembra che la seconda ipotesi al momento non venga presa in considerazione, pertanto i fastosi proclami con cui il vaccino viene accolto, che ci lasciano pregustare un imminente salvezza (che consiste nel ritorno alla normalità ormai abbandonata da quasi un anno) contrastano con una realtà in cui le rassicurazioni di chi, presentando il siero magico lo dipinge come l'attore principale attraverso il quale ritornare in possesso della nostra "vecchia" vita, si dimentica di mettere sul piatto della bilancia le molteplici condizioni necessarie per cui il vaccino possa diventare il salvatore che ci viene proposto.

Occorre che ci arrivi, che venga conservato, stipato, somministrato ed infine che funzioni. Nonostante queste incognite, nubi oscure celate dietro un finto cielo azzurro, ci vengono somministrati, quelli si con impressionante puntualità, tanti di quei proclami che infastidiscono se si considera che coloro che li fanno saranno gli stessi che troveranno giustificazioni se le cose non dovessero andare per come ci vengono prospettate. Non è forse stato così con la cassa integrazione, promessa e ancora in certi casi mai pervenuta, per gli aiuti a certe categorie, talvolta nemmeno menzionate nei D.P.C.M, per la scuola; celebrata come istituzione indispensabile e poi dimenticata al primo accenno di difficoltà?

E allora mi domando quando.

Quando i proclami hanno sostituito i risultati, quando abbiamo iniziato a farci bastare che prospettive luminescenti ci offuscassero la vista? Quando abbiamo smesso di pretendere i risultati?

È sempre stato così, o ci siamo abituati a partire da un certo periodo in avanti. Di sicuro ieri, leggendo il consueto Caffè di Gramellini, ho appreso che anni addietro, in un periodo in cui la mia figura non era nemmeno stata immaginata dai miei genitori, capitava che il Presidente del Consiglio in carica venisse ritratto in ferie, in Trentino, intento a leggere in greco l'Anabasi di Senofonte. I suoi successori, politici che concorrono per ricoprire la stessa carica, rimarranno impressi ai miei figli perché ad Agosto, giusto qualche decade dopo, sono stati ritratti con la bandana ad alimentare la movida giovanile in una nota spiaggia della costa adriatica. Per questo mi convinco che non sia sempre stato così, che ci sia stata un epoca, forse nemmeno lontana, in cui le persone venivano valutate per i risultati che ottenevano, senza proclami, possibilmente senza pregiudizi. Poi abbiamo imparato ad agire come le aziende, confidando in una solida campagna pubblicitaria al cospetto della bontà del prodotto. Oggi viviamo con questa consuetudine, ed io, fatico a farmene una ragione.

Sarà un lungo 2021.

Intanto lasciamoci alle spalle questo funesto bisesto 2020.


Buon natale!