Vacanza e viaggio


Ho sempre ritenuto, per esperienza personale, vita vissuta, che la vacanza fosse una pratica di vita diversa ed indipendente rispetto al viaggio necessario per farla. In poche parole, senza che la mia prosa ne risenta irrimediabilmente; il viaggio era il male necessario perché la vacanza potesse prendere vita. Per cui, quando prenotavo una vacanza in una località, sapevo che per raggiungerla avrei dovuto affrontare un viaggio: in macchina, in treno, in aereo. Mezzi necessari per raggiungere la località prescelta affrontando un trasferimento. Mi è anche capitato di fare vacanze piene di spostamenti, da un località all'altra, spinto dalla curiosità di conoscere diverse realtà e di mettere in fila esperienze in luoghi diversi e distanti tra loro. Mai mi era capitato che vacanza e viaggio fossero la stessa cosa, finendo per dare vita ad un ibrido che ho scoperto essere comunque interessante. Viaggiare non per andare in vacanza, ma per fare la vacanza. Non avevo mai messo le due cose in quest'ordine. L'ho fatto questa estate, già abbondantemente sconquassata dall'emergenza sanitaria dovuta alla pandemia che sta sovvertendo le nostre abitudini, e ne sono rimasto entusiasta: assolutamente convinto da un modo di fare turismo che oltre a me, stando ai dati che leggo in giro, sta coinvolgendo un numero crescente di persone. Tutto è iniziato il 4 agosto, quando all'alba di una giornata finalmente fresca ho raggiunto Bologna in treno, consapevole che in soli quattro giorni, causa altri impegni, sarei dovuto arrivare a Firenze, percorrendo un cammino nel bel mezzo dell'appennino Tosco-Romagnolo conosciuto con il nome di "Via degli Dei".


Mi sono lasciato Bologna alle spalle velocemente, godendo del progressivo scemare dei rumori cittadini. Salire al colle di San Luca è un esperienza piacevole, tanto più se lo si fa dopo aver attraversato la città, incontrando un numero via via crescente di persone che sfruttano la frescura mattutina per fare jogging e per salire presso il Santuario, percorrendo i 666 portici che lo collegano a Bologna. Durante la salita ci si lascia alle spalle la città, i rumori, la modernità che chi si cimenta in certe esperienze vuole dimenticare, se non altro per qualche giorno. Questo è quello che io volevo: perdere nei boschi, a contatto con la natura, la parte di me con la quale convivo durante tutto l'anno, che mi richiama alla puntualità, al dovere e all'ordine. Camminare è un esercizio semplice, uno dei primi che viene appreso quando si è bambini. Ciò nonostante in alcuni momenti la fatica si fa sentire, annebbia le idee, e mi ha fatto maledire le serate in cui ho preferito restare in casa anziché andare a far due passi in aiuto della digestione. Ma anche la fatica fa parte di questa esperienza. Fatica e dolore sono due elementi dai quali non si può prescindere, quando la sera, una volta raggiunto l'ostello in cui dormire, si è costretti a fare i conti con le vesciche e i muscoli che non fanno che ricordarci quanto siamo stati avventati a metterli sotto torchio. Oggi ho la consapevolezza di aver fatto quello che volevo, di aver camminato immerso nel verde cullato da panorami mozzafiato e dalla sensazione di non aver bisogno di null'altro rispetto a quello che avevo: acqua e voglia di andare avanti. Ho testato e vinto la fatica e le conseguenze dello sforzo. Ho conosciuto persone con cui ho condiviso parte del cammino, con le quali sono stato amico senza necessariamente pretendere un seguito per quel sentimento nato e morto nel giro di poche ore. Ho visto posti che sembrano essere stati dimenticati, in cui si percepiscono come una violenza i rumori della modernità che derivano dalla prossimità dell'autostrada su cui le macchine sfrecciano ad alta velocità, sconfessando gli intenti di chi, al contrario, procede cullato dal ritmo dei passi, rinunciando all'efficienza e al confort a cui il progresso ci ha abituati. E anche nei momenti in cui credevo di non avere nemmeno un altra stilla di energia, sono riuscito ad andare avanti, del resto si trattava solo di mettere un passo dietro l'altro, dando senso ad una splendida metafora della vita che è l'insegnamento che porterò per sempre con me, insieme ai ricordi di alcuni scorci che non hanno potuto fare altro che lasciarmi stupefatto. La natura può essere di una bellezza tanto forte da far male.


Sono giunto a Firenze come da programma in quattro giorni, con le ginocchia che imploravano una sosta che mi sono concesso soltanto per pochi minuti, a Fiesole, intento a ordinare le idee e a dare un senso alla fine, che sapevo essere al termine della discesa che dalle colline fiorentine mi avrebbe dato l'accesso alla città sottostante, che ho ammirato stupefatto dalla bellezza che si ha dalla prospettiva da Poggio Capanno, quando guardando verso la città non si può fare a meno di pensare ad un dipinto rinascimentale. Ho goduto guardando da lontano la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto. All'inizio della mia avventura erano un miraggio, poi sono diventati un punto all'orizzonte che stava diventando realtà: la fine di un esperienza che ho fortemente voluto per dimostrare a me stesso di aver acquisito la perseveranza che in gioventù non ho avuto. L'arrivo nel capoluogo toscano, l'ingresso in città al termine di un viaggio di quattro giorni hanno danno vita ad un misto di soddisfazione e disdetta. Soddisfazione per essere riuscito nell'intento, per aver messo in fila 130 km tra salite e discese che rimarranno scalfite nella mia mente. Disdetta per la crescente consapevolezza di dover tornare ai rumori e ai movimenti che la frenesia cittadina mi ha ricordato essere parte del mio modo di vivere; anche nei primi giorni di Agosto, quando le città sono vittime dello svuotamento dovuto alle vacanze dei cittadini. Il tempo di godere e dispiacersi e mi sono trovato in prossimità di Piazza della Signoria, quella che da manuale coincide con la fine di un avventura che ho visto essere intrapresa da centinaia di persone. La consiglio a chi sente di aver bisogno di un efficace diversivo alla vita di tutti i giorni. A chi ha voglia di mettersi alla prova, senza fretta, con dedizione e abnegazione: un passo dopo l'altro. Del resto la vita è fatta di cose semplici, se non lo è spetta a noi ricondurla nei giusti binari: ho fatto la Via degli Dei, per quanto mi riguarda è stato il miglior esercizio di semplicità possibile: e sono riuscito a completarla in quattro giorni: non li dimenticherò mai.