La deriva del giornalismo

Sensazionalismo o contenuto? La ricerca dell'effetto a discapito del concetto esposto; è questo il futuro a cui il giornalismo tende la mano?

Guardando la televisione, leggendo certi articoli di cronaca, osservando i palinsesti delle principali emittenti televisive, quelle generaliste tanto per intendersi, rimango allibito, sconcertato dalla facilità con la quale, un certo tipo di giornalismo sia riuscito a riempire il nostro quotidiano. Evidentemente, la totale mancanza di contenuti ha vinto; sostenuta dal sensazionalismo con la quale viene presentata e dall'inesorabile tendenza del mercato ad andare in questa direzione. Il pubblico cerca sensazioni forti, dibattiti e polemiche, si appassiona a qualsiasi tematica a patto che venga presentata con modalità ossequiose del "format del trash" che si sta sempre più consolidando, certo di essere accolto da un crescente numero di estimatori. Quando abbiamo perso la capacita di raccontare gli episodi? Quando è stata smarrita la capacità di proporre la cronaca per quello che è? Ritengo che questa sia un grande problema al quale la nostra società dovrebbe trovare un rimedio, smettendo di cavalcare l'osceno movimento del disgusto che ci viene proposto con crescente soluzione di continuità. Anche coloro che hanno provato a continuare ad avere un approccio meramente giornalistico nei confronti delle notizie stanno man mano piegandosi alla logica del colpo ad effetto, quello che deve prevalere nella divulgazione delle notizie perché queste siano seguite, come impone la dura legge del mercato. Così oggi ci troviamo ad assistere a dibattiti politici urlati e non parlati, in cui la capacità di farsi notare per le gesta prende il posto dei contenuti, ai quali ci stiamo abituando a dar sempre meno peso, sacrificati sull'altare dell'apparenza. Ma nessuno si fa carico di richiamarci al riordino delle priorità, e anno dopo anno ci stiamo rassegnando alla mancanza di contenuti; vicendevolmente impegnati ad apparire al nostro meglio. Apparire agli occhi degli altri e perché no all'interno dei social, dei quali non riusciamo più a fare a meno, intenti a condividere il meglio di noi e delle nostre immagini; perché ciò che ci viene insegnato, l'impegno dal quale non possiamo prescindere è rappresentato dal modo di apparire: apparire piuttosto che essere. Dal mio punto di vista inoltre, credo che valga la pena soffermarsi su quanto ci rimanga facile lamentarsi delle conseguenze che produce questo nuovo approccio nei confronti delle notizie e del modo di trasmetterle, quanto questo approccio richiesto dalle rigide regole di mercato sia responsabile dell'immagine che divulghiamo della nostra società. Siamo a Mercoledì e ancora oggi molti organi di stampa parlano delle dichiarazioni del presidente della Fiorentina (in riferimento al calcio) Rocco Commisso. Ma coloro che ancora ne parlano, alimentando di fatto una polemica che non aveva motivo di esistere, sono coloro che si lamentano di quanto sia scadente il nostro calcio, di quanto sia inferiore al cospetto dei modelli esistenti in altri stati, prima tra tutti l'Inghilterra, dove, con ogni probabilità, le parole scomposte del presidente di una società non avrebbero trovato nessun seguito. Nessuna buon anima disposta a cavalcarle in nome di una manciata in più di copie vendute, piuttosto che di alcuni spettatori in più. Siamo cosi profondamente narcotizzati da questo nuovo modo di comunicare, di spettacolarizzare le notizie, da non renderci conto che è proprio questo il solido costituente delle fondamenta di un edificio, il calcio in questo caso, che vorremmo fosse diverso. Ci si diverte, o meglio si divertono molti giornalisti ed addetti ai lavori, a buttare legna sul fuoco, per poi lamentarsi di quanto siano alte e pericolose le fiamme. Secondo voi è giusto questo modo di fare cronaca? Io credo di no, ma per fortuna io sono soltanto un scrittore improvvisato.