Siamo stati bravi?

O ci siamo convinti di esserlo stati?


Eravamo rimasti, poco prima che l'estate prendesse forma sotto i caldi raggi di un sole mai come quest'anno necessario, alle dichiarazioni della nostra classe dirigente, che continuava a ripeterci quanto fossimo stati bravi. Continuavo a non capire in cosa la nostra bravura avesse preso forma. Nella pazienza con la quale abbiamo accettato di farci rinchiudere in casa? Nella pazienza con la quale abbiamo atteso, alcuni ancora lo fanno, la cassa integrazione? O forse nella rassegnazione con cui abbiamo appreso che attività chiuse per oltre due mesi avrebbero ricevuto un indennizzo pari al 20% della perdita del fatturato, rispetto all'anno prima, di un solo mese (aprile). Sembrava che avessimo fatto chissà quale prodigio, quando la semplice e chiara verità consiste nell'aver accettato la clausura a cui siamo stati costretti, grazie alla quale abbiamo limitato i danni che l'ondata pandemica ci aveva prospettato. Nel frattempo ci siamo sentiti prospettare le minacce di una possibile seconda ondata, alla quale ci siamo preparati, una volta rientrati in possesso delle nostre libertà motorie, pensando bene di ristabilire le nostre abitudini, badando bene di non dimenticare nulla di quanto ci eravamo lasciati alle spalle. Ci siamo tornati ad assembrare, ad abbracciare, a fare gli aperitivi come se nulla fosse successo, assecondati e confortati dai dati diffusi dal Ministero della salute, in questo caso semplice notaio, che parlava di un virus praticamente diventato inoffensivo e quasi scomparso dalla penisola. Nessuno si è preoccupato di pensare che i virus si diffondono con il favore delle stagioni, ed esattamente come l'influenza il Corona virus ha rallentato la diffusione nei mesi estivi per poi tornare, aiutato dal nostro comportamento a diffondersi non appena sono scese le temperature e siamo tornati ad affollare i locali al loro interno. Probabilmente, se fossimo stati così bravi come ci piace pensare, nei mesi estivi avremmo elaborato una procedura per fare i tamponi in qualche ora, senza fare chilometriche code in macchina in attesa di un esame, fatto in cerca di un risultato, talvolta divenuto necessario, per dare una motivazione a quelli che poi si riveleranno dei semplici malanni stagionali. Abbiamo esultato per la ripresa della scuola, assistendo al riempimento dei mezzi di trasporto con i quali i nostri figli ci si recano, o con i quali noi andiamo al lavoro. Nessuno ha vigilato perché questo non succedesse, tanto meno le forze di polizia. Persino lo sceriffo De Luca, per il quale non nutro la minima simpatia, ha avuto ragione da vendere quando due settimane fa ha dichiarato che la polizia, nella Campania da lui amministrata, non si vedeva. Ed è vero: coloro che dovevano vigilare sull'osservanza delle regole che ci erano state dettate non l'hanno fatto. Avranno avuto le loro ragioni. Sta di fatto che l'affluenza in una moltitudine di luoghi (discoteche, metropolitane, autobus, ecc.) non è stata regolamentata come ampiamente documentato nei social network dagli incauti avventori. Non dimentico tra l'altro, che sospinti da un ottimismo ingiustificato, soltanto qualche giorno fa si è discusso, con una certa enfasi, della riapertura degli stadi. Oggi, dopo essersi lodati, entusiasmati e dissetati alla fonte del compiacimento, non possiamo fingere di non vedere quanto è sotto i nostri occhi. Non siamo in grado di arginare definitivamente ed efficacemente questo virus, non lo siamo oggi e forse non lo saremo nemmeno domani; non ci rimane che pagare le conseguenze della nostra supponenza, l'arroganza che ci ha resi ciechi di fronte ai nostri errori, quelli che abbiamo fatto e che continuiamo a fare. E non serve a niente sentire il Presidente del Consiglio dire che non ci sarà un altro lockdown, semplicemente perché non lo può sapere, ciò che ci riserva il futuro non dipende da lui, potrebbe, al limite, dipendere dall'osservanza dei DPCM che emette a ciclo continuo ormai da Marzo, che avrebbero l'utilità necessaria se qualcuno si preoccupasse di fare osservare la moltitudine di prescrizioni, spesso inutili e difficilmente osservabili, che contengono. Altrimenti sarà quello che sarà, senza dimenticare le responsabilità di ognuno di noi: incapaci, talvolta anche per giusta causa, di cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di vivere. Anche perché, e con questa considerazione chiudo, per alcuni, troppi, essere colpiti dal Corona virus non è poi cosi male: quantomeno si ha un argomento con il quale riempire le pagine dei nostri social, altrimenti privi dei necessari contenuti per essere, almeno per qualche ora, al centro dell'attenzione di coloro che ci circondano.