Scommettiamo che chiudono?

Iniziano ad occupare sempre più spazio, all'interno dei media, le proteste delle categorie di lavoratori in difficoltà. Mancano al contrario, anche nei Decreti approvati, considerazioni e prese di posizione nei confronti dei gestori delle sale scommesse.

Ristoratori, titolari di agenzie di viaggio, dipendenti, professionisti: sono soltanto alcune categorie di lavoratori che stanno manifestando in giro per l'Italia, speranzosi di essere ascoltati, se non altro, per riuscire a mettersi nelle condizioni di poter sopravvivere in questo momento in cui #andratuttobene stride con la realtà dei fatti. Tra tutte queste categorie, una in particolare ha calamitato la mia attenzione, se non altro perché, a differenza di tutte le altre, non è mai entrata all'interno del dibattito, dei Decreti, di nessuna altra forma di pubblicità. Una categoria trattata alla stregua di un fantasma, quasi fosse invisibile, nonostante le cifre che riversa annualmente all'interno delle onnivore casse statali siano tutt'altro che irrisorie: parlo dei gestori delle sale scommesse. Dando un occhio in giro, nel web, è facile imbattersi nei numeri che attestano quanto il gioco costituisca un introito rilevante per lo stato. In questo articolo, tanto per snocciolare dei numeri certi, vengono conteggiati i ricavi del primo trimestre 2019 riguardanti le sole agenzie fisiche, i punti vendita, ai quali oggi, nonostante la fase due sia ampiamente entrata a regime, non è stata fornita nessuna data per la ripresa del loro esercizio. Non credo esista settore in cui i lavoratori non sono a conoscenza di una data dalla quale riprendere la propria attività: cinema, discoteche, spettacoli. Ogni tipologia di lavoro è stata oggetto di una serie di indicazioni grazie alle quali pianificare la ripresa e le modalità necessarie per avviarla. I centri scommesse, che sono nel territorio l'estensione di un attività regolamentata (severamente) e supervisionata dai monopoli e dallo stato e che a loro versano gran parte dei loro incassi, non sono state oggetto di nessuna comunicazione. In questo articolo, risalente al 2018, è scritto che le agenzie fisiche sono 11.139. Non fatico a pensare che tra lavoratori diretti ed indotto, ballino attorno a questo settore non meno di 100.000 lavoratori. Oggi ho visto dedicare un titolo del tg 5 allo sciopero dei lavoratori della "jabil" (è il nome della ditta) di Marcianise per la minaccia di 190 licenziamenti. Per il settore scommesse? Tutto tace, anche di fronte alla nuova tassa che è stata introdotta (decreto rilancio) sulla raccolta del gioco che avrà un incidenza del 0,3% (Art. 211) sulla raccolta.


Nonostante questo silenzio, e a dispetto delle fervide fantasie popolari, che dipingono i gestori delle sale come dei delinquenti intenti ad arricchirsi e prosperare diffondendo il vizio del gioco, i lavoratori del comparto non navigano assolutamente nell'oro. Tutt'altro; la verità è che per molti imprenditori, questo periodo di pausa forzata, rischia di essere una montagna invalicabile, che coinciderà con la necessaria chiusura di molte attività. Leggendo questo articolo si capisce quanto sia il margine per il quale lavorano le agenzie, e quando parlo di agenzie mi riferisco a piccoli imprenditori che danno lavoro ad uno o due dipendenti, che a conti fatti, svolgono un lavoro onesto, difficile e dispendioso. Lavorano spesso sette giorni su sette e guadagnano cifre tutt'altro che imponenti. A dimostrazione di questo, proprio partendo dal margine di guadagno (payout 83%) di un agenzia si possono fare due conti. Ad essere fortunato, un imprenditore nell'arco di un anno potrà raccogliere 1.000.000 €. Per raggiungere una raccolta di questa portata si deve lavorare tanto, in prima persona spesso con turni vicini alle 10 ore, ogni giorno della settimana con orari che vedono le sale aprire alle 10 e chiudere alle 24. Al 1.000.000 € raccolto, vanno comunque sottratte le vincite che come abbiamo detto dai dati ufficiali ammontano su media nazionale all'83%. Per cui rimangono in cassa 170.000 €. Non male viene da pensare, ma questi soldi soltanto l'incasso lordo. Per arrivare al netto si devono eseguire una serie di detrazioni: iniziamo dalla tassazione, che si chiama PREU, che è applicata nella misura del 18% sull'utile lordo della sala (Incassi meno vincite pagate). Ed ecco che i 170.000 € lordi cominciano ad essere erosi: rimangono 139.400 €. Finito? Neanche per sogno. Ora entrano in scena le spese che riguardano le paghe dei dipendenti. Un agenzia che incassa un milione all'anno non può essere gestita da una sola persona, ritengo verosimile, ma è un calcolo sottostimato, che si debba lavorare con almeno un dipendente, in questo caso inquadrato al commercio, con indennità di cassa: costo? Circa 30.000 €/anno (tenendo conto che la domenica lavora con maggiorazione, giustamente). Rimangono in cassa 109.400 €. Non male, ma vanno ancora detratti i soldi della locazione commerciale, le bollette e le altre spese necessarie per il funzionamento del negozio che quantifico approssimativamente in 36.000 € annui così suddivisi (locazione 2.000/mese, utenze 600/mese, stampante e cancelleria 200/mese, pulizie locale 200/mese). Non è ancora il caso di demordere, teniamo duro e vediamo scendere il nostro residuo a 73.400 €, in fondo siamo ancora dei fortunati lavoratori indipendenti, degli "imprenditori". Il problema è che ora dobbiamo saldare il nostro partner, quello che per intenderci ha la concessione e la gira a noi. Sisal, Snai, Eurobet e tanti altri che supportano l'imprenditore nella propria attività, gli forniscono i macchinari e gestiscono le quote degli eventi attraverso i loro sistemi e le linee di gioco riconducibili alla loro rete di servizi. Solitamente le percentuali che richiedono sono variabili, diciamo che un buon contratto prevede che a loro spetti il 40%. Siamo alle solite: avevamo un residuo di 73.400 €, diventa 44.040 €. Finito? Nemmeno per sogno. Ora occorre pagare le tasse e i contributi. Inps si accontenta (per redditi sotto i 47.000 €) del 24%. Quindi, ancora; quanto rimane? 33.470 €. Ora si deve pagare l'IRPEF sulla rimanenza di 33.470 €. Supponiamo di non avere figli (del resto lavorare 7 giorni su 7 non si addice alla vita coniugale) e nessuna detrazione, verseremo allo stato (secondo le attuali aliquote) 8.860 € per poter festeggiare della nostra definitiva rimanenza che è di 24.610 €. Questo oggi, prima che entri a regime la nuova tassazione dello 0,5% che non andrà a incidere sulla rimanenza (incassato meno pagato) ma sulla raccolta, a prescindere che sia di scommesse a perdere o a vincere, e senza tenere conto del periodo di chiusura, iniziato il giorno 8 marzo senza che ancora se ne conosca la fine.


Quindi su un milione di raccolta ci sarebbe un ulteriore diminuzione di 3.000 € (1.000.000 X 0,03). Facciamo finta che questa non esista, ma esisterà, che non ci sia stato il covid-19, ma c'è stato, e che non ci siano da ora in poi da rispettare dispendiose osservanze per garantire la tutela (propria ed altrui) della salute, il proprietario di un qualsiasi centro scommesse guadagna in un anno 24.610 €, 2.050 €/mese, lavorando tutti i giorni, senza tfr versato, senza nessuna tutela nel caso si ammali e non possa andare a lavorare e sperando, a Dio piacendo, che non succeda mai niente all'interno del suo negozio (rapine, truffe ecc.). Tutto questo a fronte di un prelievo fiscale che tra PREU e IRPEF raggiunge la cifra di 39.469 €. Guadagnare 24.000 € e pagarne 40.000 € di tasse. Questo vuol dire fare impresa in Italia, associandosi allo stato che, a conti fatti, rimane il grande beneficiario del vizio del gioco, nonostante il credo comune si ostini a ad affibbiare etichette tutt'altro che rispettabili e nobilitanti ai gestori delle sale. Ho scritto di questa categoria perché raffigura al meglio il malfunzionamento della logica statale, che pretende di guadagnare mettendo nelle condizioni di chiudere coloro che lavorando quel guadagno lo rendono possibile. Quante sale scommesse rimarranno operative da qui a dicembre? Scommettiamo #andratuttobene? Non credo proprio!