Ristoro

Ristoro è il termine usato da Conte per indicare gli aiuti economici che saranno corrisposti alle categorie che, dall'inizio dell'epidemia del Coronavirus, sono state penalizzate con le chiusure che da marzo ad oggi sono divenute una sinistra abitudine.

Quando le indiscrezioni che riguardavano il terzo DPCM nel giro di poco più di una settimana hanno cominciato a circolare ho fatto finta che fosse un brutto sogno. Ho persino rifiutato di credere possibile una realtà che io stesso avevo predetto, anche con alcuni sfoghi scritti su questo sconosciuto angolo del web, nel quale amo riversare le mie idee contrariamente a quanto accade quando parlo con i miei coetanei, i quali, non mancano mai di farmi passare per un pessimista, una sorta di menagramo in cerca di piacere, al quale arrivo diffondendo previsioni nefaste. Ma in questo caso posso dire che avevo ragione, ragione nel non fidarmi della mediocrità del nostro sistema economico politico e di chi lo amministra in maniera tanto scellerata. Parlando con i miei conoscenti ho finito per credere che le mie convinzioni riguardanti una futura chiusura, che già "vendevo" come certa alla fine dei mesi estivi, fosse soltanto l'effettiva dimostrazione del pessimismo che mi viene attribuito. Invece era soltanto la lettura di quanto stavo vivendo in prima persona, quando guardandomi intorno ho potuto vedere quanto gli assembramenti fossero tornati attuali e incontrastati. Metropolitane piene, autobus colmi, hanno certificato quanto il sistema non è stato capace di controllare l'osservanza delle regole che si era dato e che ci erano state imposte. Ulteriore dimostrazione della pochezza del nostro sistema amministrativo, che nel frattempo manteneva vivi inutili dibattiti sulla necessità di dotare le fatiscenti, dal punto di vista strutturale, scuole con dei banchi "rotellati". Ci siamo sorbiti le promesse dei politici che proclamavano a gran voce "mai più chiusure". "Mai più un nuovo lockdown". E ci siamo fidati, rassegnati dalla mancanza di un alternativa ai dirigenti dei partiti e dei movimenti che da anni promettono senza preoccuparsi di mantenere. Oggi ci hanno venduto il concetto del ristoro: una compenso che andrà nelle casse di coloro che nel frattempo vedono sgretolarsi le attività sulle quali credevano di poter contare nel presente e per il futuro. Ma a conti fatti, anche questa sarà un ulteriore misura i cui effetti saranno limitati ed inefficaci. Il rimborso corrisposto alle attività chiuse durante il primo lockdown fu calcolato nella misura del 20 % del calo del fatturato del mese di aprile. Oggi parlano di rimborsare sino al 400 % di quella cifra. Le attività come le palestre, che nel frattempo hanno riaperto da giugno sino a domenica scorsa riceveranno il 200 % di quello che avevano ricevuto a maggio. Calcolatrice alla mano, la somma dei sussidi (il primo di aprile e quello attuale) coprirà il 60% della differenza di fatturato tra l'aprile 2019 e l'aprile 2020, al cospetto dei 4 mesi di chiusura a cui le palestre sono state sottoposte. Come potranno andare avanti? Come può pensare, la classe dirigente del paese di far sopravvivere tutte le categorie di lavoratori che hanno subito una batosta tanto dura. Probabilmente converrà; d'ora in avanti, mettere in agenda uno spazio riservato a stabilire un nuovo piano economico attraverso il quale ricollocare le centinaia di migliaia di persone che da ora sino alla prossima estate dovranno trovare un lavoro. Perché i soldi che oggi vengono elargiti, in una percentuale ridicola rispetto alle perdite a bilancio delle aziende piccole o delle ditte individuali che gravitano nel mondo del turismo o comunque nel settore terziario, non serviranno a fermare la disfatta a cui stiamo assistendo. A maggior ragione sostengo quanto ho scritto, in considerazione del fatto che questo virus non sarà sconfitto in tempi brevi, costringendoci di fatto ad aperture a tempo, interrotte di volta in volta dall'aumento dei contagi al confronto dei quali è letale l'incapacità di tracciamento, così come l'incapacità di migliorare le strutture ospedaliere ed il settore dei trasporti pubblici dove, diciamoci la verità, avvengono gli assembramenti più evidenti ed incontrastati delle nostre vite. Va riordinato e ricostruito il sistema produttivo a cui ci siamo abbandonati quando si è deciso di abbracciare la globalizzazione, probabilmente andrà anche rivisto il sistema attraverso cui la ricchezza prodotta da molti viene ridistribuita soltanto a pochi. Di sicuro i governi del mondo "occidentale" si dovranno preoccupare di stabilire una nuova e funzionale rete economica e lavorativa in cui ricollocare le persone che usciranno da questo tsunami senza un lavoro e nei confronti delle quali, l'assistenza economica, sopratutto se calcolata con sistemi tanto penalizzanti, non sarà più sufficiente. Ci attende un futuro buio, e mai come oggi sento di essere realista e non pessimista, di sicuro tra qualche anno rileggerò quanto scritto; allora saprò se ho avuto ragione. Nel frattempo il termometro della mia ragione sarà la tenuta del sistema di coesione nazionale, che a giudicare dalle numerose proteste messe in atto da qualche giorno a questa parte, sembra essere tutt'altro che sotto controllo, primi segnali delle odierne e future tensioni sociali, alle quali potremmo sottrarci soltanto attraverso politiche immediate, efficaci e giuste. Ce la faremo?

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