Responsabilità!

E' di sicuro la parola più utilizzata da stamani, quando abbondantemente preannunciato, è entrato in vigore il Decreto riguardante la tanto aspettata fase due.

Responsabilità, un concetto al quale siamo richiamati per non consentire al virus che stiamo combattendo da un paio di mesi di rientrare prepotentemente, come ha dimostrato di saper fare, nelle nostre vite, impegnate a ristabilire per quanto possibile, le abitudini dismesse ormai oltre 50 giorni fa. Ci viene richiesto, a noi cittadini, di essere responsabili quando il legislatore (in questo caso il Consiglio dei Ministri) ha emesso un decreto la cui comprensibilità è da giorni oggetto di discussione. Si è parlato di cosa fossero i congiunti, quelli dai quali potersi recare senza doverci sentire in colpa; si è parlato delle riaperture, delle tante nuove responsabilità a cui tutti siamo richiamati in termini di sicurezza, igiene, distanze. Si è parlato e continuiamo a farlo di una serie di numeri che vengono letti con modalità tanto differenti da risultare alla lunga incomprensibili alla maggior parte di noi. Ma quello che è un certezza oggi, a maggior ragione dopo che il nuovo Decreto è entrato in vigore, è la mancata responsabilità di chi quel decreto l'ha approvato. Non c'è nulla di peggio che divulgare delle leggi nei confronti delle quali non si è in grado di effettuare dei controlli allo scopo di verificare se le stesse siano osservate oppure no. Emettere una Legge il cui rispetto non è determinabile, oltre che controllabile è una delle cose che ritengo di poter definire, a ragion veduta, come altamente irresponsabile. Del resto lo è anche parlare di un Decreto, denominato aprile, che ancora non è stato discusso nonostante siamo entrati ormai da alcuni giorni nel mese di maggio. Nulla di tutto questo è responsabile, ciò nonostante, noi cittadini di questo meraviglioso paese che è l'Italia, chiniamo la testa e dopo essersela cosparsa di una giusta dose di pazienza ed umiltà, cercheremo, nel nostro piccolo di essere rispettosi, certi che se anche non lo fossimo nessuno ci potrà punire. Qualora venissimo fermati, per un controllo di routine, potremo sempre dire, dopo aver esibito la terza o quarta diversa auto dichiarazione dall'inizio di questa sventura, che ci stiamo recando da un cugino, disinnescando la possibilità da parte delle forze dell'ordine, di verificare quanto abbiamo sostenuto. Cresceranno i parenti in questa fase due, i cugini, i suoceri, e chissà quale altre figure grazie alle quali saremo in grado di sfruttare i troppi lati oscuri che questo Decreto ha nel suo testo, nella sua stolta natura. Siamo passati nel giro di alcune settimane dal vedere le spettacolari immagini degli interventi messi in atto dai militari dell'Arma per multare incauti bagnanti intenti a prendere il sole in perfetta solitudine, alle immagini di oggi, in cui si vedono tram sovraffolati da persone che non potranno essere sanzionate come, con ogni probabilità, non lo potranno essere coloro che questo sovraffollamento lo dovrebbero evitare. Semplicemente perché non ci è dato sapere chi deve farsi carico di questa necessaria responsabilità. E peggio ancora, chi paga se certe misure (le distanze di sicurezza) non vengono rispettate: il conducente del mezzo, i cittadini, la società che eroga il servizio o chi altro? Si è fatto un gran parlare delle nuove misure di contenimento, ma all'atto pratico siamo stati lasciati liberi di fare una serie di cose che stridono con le restrizioni a cui veniamo puntualmente e ciclicamente richiamati. Si può andare a correre, si può andare a camminare, si può andare a fare la spesa, si possono andare a trovare i congiunti, si possono prendere mezzi pubblici, si può all'atto pratico fare quasi tutto, eccetto che lavorare, concetto che nonostante ci venga garantito dalla costituzione, ad oggi è consentito soltanto ad una parte della popolazione. Quest'ultima non potrà fare a meno di notare, se dotata di un minimo d'intelletto il perché, viste le premesse che rendono il rispetto delle norme un atto impunibile di libero arbitrio, non è stato consentito di riprendere anche a quelle attività che oggi sono costrette alla chiusura, tanto più che quest'ultime in caso di eventuale riapertura, dovrebbero attenersi ad una serie di precetti contrariamente a quelli che riguardano la circolazione dell'individuo, abbastanza certi e precisi. Non voglio avere ragione, non credo di essere abbastanza bravo per potermi giocare questa chance, ma mi chiedo il perché, viste le tante conferenze stampa del Presidente del Consiglio, in almeno una di queste non sia stato "perso" anche solo un po di tempo nello spiegarci il perché di questo ragionamento, e quale filo "ill"-logico ci sia stato alla base. Ma questo evidentemente sarebbe stato superfluo, e ci ritroviamo ad avere a che fare con una Legge tanto disordinata da non prevedere al momento della sua approvazione, condizioni e metodologie per decretare con certezza chi sono coloro che non la osservano. Siamo giunti al capolinea, o quantomeno al capolinea della logica e del diritto, e proprio per questo, nonostante in molti assumeranno comportamenti responsabili, sono pronto a scommettere che saranno molti di più quelli che non lo faranno, anche perché, e questo è un dato certo, nessuno potrà conteggiare gli appartenenti alla seconda categoria.