Resoconto

Dopo dieci giorni senza aver scritto nulla su questa sorta di diario online è venuto il momento di fare il punto della situazione, parlando di una serie di argomenti di attualità e non. Dalla fase 2 dell'emergenza coronavirus passando per gli euro-bond finendo al ponte di Aulla: caduto su se stesso stremato da anni di incuria e richiami alla manutenzione evidentemente inascoltati.

In questi ultimi giorni non ho avuto la forza di scrivere, vinto dall'inerzia di questa quarantena che ha raggiunto la sua prima mensilità da quando, in maniera tardiva ma provvidenziale, ci è stata imposta. Oggi proverò a dare un senso a questa noiosa clausura, mettendo in fila una serie di pensieri che ritengo meritevoli di essere messi nero su bianco, per cui senza perdermi in ulteriori inutili premesse comincio dal primo:

MA QUANTO SIAMO STATI BRAVI

Proprio così. Ci stiamo convincendo, accompagnati in questo percorso di auto elogio dal lavoro di alcuni organi d'informazione, che noi italiani siamo stati eccezionali nei confronti di questa malattia virale che ha colpito l'intero pianeta tanto da essere noi, di solito bistrattati e ridimensionati, l'esempio per tutti coloro che man mano che i giorni passavano si sono visti costretti ad attuare le nostre stesse contromisure. Bene, saremo stati anche bravi, forse bravissimi, ma se lo fossimo stati davvero probabilmente le tanto conclamate contromisure, quelle ancora in vigore, le avremmo prese con almeno un mese di anticipo. Questo avrebbe consentito di salvaguardare molte vite, mantenendo invariati gli innumerevoli danni economici a cui questa malattia ci ha esposto. Giocare d'anticipo in sostanza, ci avrebbe realmente resi bravi ma, allo stato attuale delle cose, ci siamo limitati a copre il volto dopo aver preso due pugni sul naso. Questo fa trasparire in noi una bravura sopra la media? Credo di no, anzi ne sono convinto, e vorrei che la smettessero una volta per tutte gli organi di stampa che chissà per quale motivo, impiegano le loro energie a far passare questo messaggio tanto falso da non essere credibile. Siamo stati i primi a mettere in campo una serie di contromisure, perché primi a veder salire il conteggio dei morti ad una velocità impressionante, e non perché migliori di chissà chi altro. Noi siamo stati i primi nel mondo occidentale ad essere colpiti e di conseguenza, i primi a dover mettere in campo delle contromisure, che sono le uniche siano ad oggi che possano vantare un minimo di efficacia: la quarantena e la sospensione degli spostamenti.

LA FASE DUE

Attendiamo in questi giorni che vengano stabilite le modalità con le quali affrontare quella che a detta di tutti verrà riconosciuta come fase due. Quindi un qualcosa di diverso da quella che stiamo vivendo oggi, che nonostante nessuno si fosse premurato di spiegarcelo, è giocoforza la fase uno. Ma cosa ci dobbiamo aspettare? In assenza di un vaccino o di una cura efficace contro il coronavirus, siamo veramente in grado di porre delle modifiche al doloroso protocollo messo in atto nell'ultimo mese? Io non credo proprio, e non riscontro negli scienziati, che di volta in volta ascolto o leggo, opinioni univoche su come si possa tornare lentamente alla normalità. Mi sorprende che nonostante queste dolorose premesse, si voglia far finta che ci siano delle modalità operative da prendere in considerazione per tornare a condurre una vita il più possibile vicina alle nostre vecchie consuetudini, senza che questo comporti il rischio di esporsi nuovamente a delle criticità sino a ieri colpevolmente sottovalutate, e che in forza di questo, hanno lasciato alle loro e alle nostre spalle una scia di cadaveri la cui reale entità è a sua volta motivo di discussione. A conti fatti quindi, chi deciderà come e quali misure adottare? Non un apposito organo preposto, che non esiste ad oggi in Italia, forse il Governo o, con ogni probabilità, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale dovrà agire tenendo in considerazioni gli interessi economici del paese in contrapposizione ai rischi a cui siamo sottoposti, sui quali, come spiegato in precedenza, non vi è alcuna teoria univoca; tutt'altro.

LE VITTIME DEL VIRUS

Ma quanti sono effettivamente i decessi causati dal coronavirus? Non più tardi di ieri ho ascoltato in tv un sociologo che non si è fatto problemi ad affermare che le vittime della malattia in Italia, pur non potendo essere conteggiate con precisione, sono sottostimate di almeno un quinto. A conti fatti questo significa che ad oggi le morti siano superiori alle ottantamila. Un numero impressionante, che come spiegato al primo paragrafo stride con la diffusa convinzione che siamo stati bravi (se non lo fossimo stati che sarebbe successo?) ma che non siamo in grado di stabilire con esattezza sostanzialmente per due motivi: il primo è da condursi alle molte persone che sono decedute in casa senza essere ricorse a cure ospedaliere, il secondo a tutte quelle persone che pur essendo venute a mancare in ospedale, non hanno subito il tampone per una serie di motivazioni diverse, sostanzialmente per l'assenza di un univoco protocollo sanitario al quale attenersi per eseguire un numero sufficiente di tamponi con la conseguenza di favorire un effettivo screening della malattia e del suo incedere all'interno della popolazione, che al contrario, si è dovuta confrontare con modalità operative diverse da regione a regione, da ospedale ad ospedale, favorendo una sconcertante carenza di certezze che oggi dovrebbe essere alla base di un analisi sociologica volta a determinare eventuali decisioni da prendere per tornare, anche se lentamente, alla normalità. Quindi, a conti fatti, l'ambizione di tornare alla normalità è basata sul niente, sulla totale mancanza di elementi volti a sconfessare l'unica metodologia ad oggi funzionante: stare in casa per evitare che il virus si diffonda. Ma se non sappiamo dove sia il virus e quanti sono gli inconsapevoli portatori, come si può pensare di tornare in giro, anche se limitati da una serie di nuove norme attualmente in fase di studio?

EUROBOND

Una breve premessa volta a spiegare in sole due parole cosa sono e a cosa servono i bond, solitamente emessi dai singoli stati ma che in questo caso alcuni vorrebbero fossero emessi dall'Europa. Il bond non è altro che un finanziamento del debito pubblico, messo in atto per far fronte alle spese che uno stato trova a bilancio, con dei soldi altrimenti al di fuori della loro disponibilità. Emettendo un bond, ed impegnandosi a ripagarlo dietro il conteggio di un interesse, ogni stato può contare su del denaro contante, questo sostanzialmente perché gli stati spendono più di quanto incassano, pertanto, per non andare in default devono continuamente ricorrere a questo stratagemma per far fronte al disavanzo che si crea nei loro bilanci. E' evidente che più lo stato è solido, capace di restituire il soldi chiesti in quello che a conti fatti è un prestito, più il conteggio degli interessi sarà basso, al contrario, stati che non hanno sufficienti garanzie per avere il privilegio di disporre di denaro altrimenti fuori dalla sua portata dovranno pagarlo con interessi proporzionali al rischio a cui gli investitori vengono esposti. Quando si parla di spread quindi, si parla della differenza di rendita tra i bond emessi tra uno e l'altro stato. Se lo spread con la Germania è a 200 (punti percentuale) significa che, se un btp italiano ha una rendita a dieci anni del 2,60%, quello tedesco avrà una rendita del 0,60%. Fatta questa piccola premessa, rimane da capire perché il costante diniego da parte di alcuni stati ad emettere dei bond europei faccia cosi tanto parlare, perché a ragion veduta è la cosa più giusta da fare, quella che vorremmo facesse anche il nostro stato se fosse nelle condizioni di farlo. Perché il governo tedesco dovrebbe voler condividere rischi e responsabilità della restituzione di soldi che verranno spesi con modalità che lui non ha modo di scegliere? E sopratutto, con quali modalità dovranno essere distribuiti i soldi raccolti con l'emissione di bond europei? Provando a rispondere a questi semplici quesiti sarà chiaro come gli euro-bond siano allo stato attuale una chimera il cui raggiungimento non è possibile. Non ora e con ogni probabilità mai. Ma di questo non si possono colpevolizzare stati la cui volontà è quella di non mettersi in società con altri stati che ad oggi risultano incapaci di adottare le misure necessarie per incassare denaro liquido senza esporre i finanziatori a dei rischi; come i teutonici fanno ormai da anni, tanto che i loro bond decennali ad oggi hanno tassi addirittura negativi. Quindi, mettendosi per un minuto nelle loro vesti, siamo sicuri che noi cittadini vorremmo un Governo che ragionasse diversamente dal loro? Se la risposta è no, come è lecito pensare, smettiamola di lamentarci, in questo caso hanno ragione loro.

CADONO PONTI

No, non è un titolo di una nuova serie televisiva, una di quelle prese d'assalto in questo periodo di clausura forzata da quasi tutti i cittadini, ma piuttosto una considerazione che si fa spazio se si prende in considerazione l'attuale stato delle strade italiane, le quali stanno iniziando a cedere con una sinistra continuità che finirà per farci pensare, ogni volta che viaggiamo su un ponte, che non è scontato arrivare dalle parte opposta. Ricordo, quando dopo il crollo del ponte Morandi l'allora ministro Toninelli, mise in atto la sua crociata contro la Società Autostrade, dimenticandosi che il 90% dei ponti non è sotto la loro giurisdizione, ma al contrario, come nel caso del ponte di Aulla, della giurisdizione dell'ANAS. Un organismo di diritto pubblico che nel caso del ponte caduto ieri, ha pensato bene di rispondere ai numerosi richiami formali del Sindaco della città Toscana minimizzando i rischi, facendo quasi passare per fastidiose le continue sollecitazioni del primo cittadino, il quale non faceva altro che fare il suo lavoro, evidenziando le tante crepe che di volta in volta il ponte evidenziava. "Nulla di pericoloso, anzi, lei signor Sindaco, pensi bene a fare il suo lavoro che questo è compito nostro e ci pensiamo noi", deve aver risposto ai numerosi richiami il funzionario firmatario delle missive. Ma loro non ci hanno pensato, e da oggi possiamo dire che in Italia il coronavirus ha avuto anche degli effetti positivi, quelli che grazie alle restrittive norme in vigore hanno permesso ad una serie di cittadini che con ogni probabilità senza di esse sarebbero stati su quel ponte, di salvarsi la vita. Anche in questo caso presumo finirà come sempre: il ponte verrà ricostruito, in tempi brevi speriamo, e la giustizia inizierà un percorso -in questo caso tutt'altro che breve temo- al termine del quale, forse, ci saranno dei colpevoli. Perché anche di fronte a certe evidenze la probabilità che non ci siano responsabilità certe è molto grande, quasi quanto quella che vengano emessi degli euro-bond, con buona pace dei cugini tedeschi.