Razzismo

Viviamo un periodo in cui il razzismo, la differenza sociale, le diversità sono al centro di molteplici movimenti di proteste che a partire dal caso Floyd, si sono svolte in ogni parte del mondo.

Letteralmente: "Ogni tendenza, psicologica o politica, suscettibile di assurgere a teoria o di esser legittimata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un'altra, favorisca o determini discriminazioni sociali o addirittura genocidio".


Questo è il razzismo secondo la definizione presente nel dizionario che, in quanto tale, non descrive la pochezza delle animosità di coloro che alimentano una tendenza che fa parte da sempre dell'uomo, evidentemente incapace di reagire alle diversità senza anteporre la logica alla paura atavica che viene risvegliata da coloro che sono diversi, per colore, abitudini, religione e chissà quali altri aspetti. Per questo motivo, non capisco alcuni organi di stampa -e non solo- che in occasione del recente focolaio di Corona-virus venuto alla luce nella cittadina di Mondragone hanno voluto arricchire la notizia con la nazionalità delle persone coinvolte: in questo caso dei bulgari. Ma a cosa serve specificare la loro nazionalità in un episodio come questo? Perché dichiarare la nazionalità di chi si ammala? Facendo questo si fornisce forse una notizia più completa? Io non credo proprio. Al contrario, si specifica volontariamente un aspetto della notizia che è capace, da solo, di suscitare la parte oscura che risiede nei nostri animi, quella che non accetta chi è diverso. In casi come quello occorso ai cittadini di Mondragone sarebbe stato sufficiente dire che c'era un focolaio. Ma le stesse persone che il razzismo lo condannano da una parte lo alimentano dall'altra, etichettando gli essere umani con la nazionalità piuttosto che, tanto per fare un ulteriore esempio, con il loro credo religioso. Trovo questa pratica ignobile, figlia di una forma di razzismo dalla quale evidentemente non siamo soltanto indignati, ma parimenti attratti come lo si è dalle cose brutte, che nonostante non ci piacciano, e talvolta ci fanno paura, riescono a solleticare la nostra curiosità, o più semplicemente, il nostro lato oscuro, quello che per convenzione amiamo nascondere ma che evidentemente non riusciamo ad isolare. Dipendiamo anche dalle nostre bassezze, dalla parte di noi che riconosciamo non essere adeguata, che nascondiamo ma che allo stesso tempo alimentiamo godendo delle diversità di coloro che sono al centro della notizia. Non ci basta venire a sapere il fatto. Abbiamo bisogno di godere della consapevolezza che chi l'ha commesso non è come noi: è differente. Tutto è subordinato al compiacimento che proviamo quando un evento che ci disturba non è stato commesso da un individuo che riteniamo uguale a noi. Come se non fossimo tutti esseri umani, possibili vittime delle stesse malattie, dei medesimi vizi e delle stesse virtù.


E' inutile, negarlo, ci sentiamo appagati se ci viene detto che chi ha causato un incidente era ubriaco, che chi non paga le tasse è straniero, che chi fa il furbo è terrone, giusto perché ci venga facile convincersi che a noi non può succedere, visto che non apparteniamo a nessuna di queste categorie. Purtroppo non è così: e lo dimostra la cronaca di tutti i giorni, in cui vengono alla luce misfatti di persone insospettabili. E non è di nessuna importanza quindi, che ad ammalarsi siano dei bulgari o dei francesi, ciò che conta è che ancora ci si ammala. PUNTO. Ci dobbiamo rendere conto che quello che oggi non ci riguarda domani ci può coinvolgere. Ma per farlo è necessario che chi scrive la storia raccontando il quotidiano lo faccia rinunciando al colpo ad effetto e al titolo sensazionalistico. Limitiamoci ai fatti, tutti, altrimenti non potremo fare altro che continuare a lamentarci dei razzisti puntando il dito verso gli altri, finendo per convincersi che la ricerca della diversità che ci vede protagonisti non sia a sua volta una forma di razzismo. Siamo tutti nella stessa barca: uomini soli in mezzo al mare: convincersi di questo potrebbe essere un buon punto di partenza!