Quale futuro?


Cambiano i Presidenti del Consiglio, si dimettono i segretari di partito, nel contempo si sfalda la società in cui siamo abituati a vivere, abbattuta dalla scure di un virus che sembra essere caduto dall'alto. Aumentano vertiginosamente i poveri e i disagi dei giovani ragazzi privati oltre che della scuola, sgangherata palestra di vita, anche della possibilità di praticare i loro sport di riferimento, a sua volta accantonati in attesa di tempi migliori.

In questo contesto si fatica ad immaginare il futuro. Il futuro è una prerogativa degli adulti. I bambini ed i ragazzi difficilmente si pongono il problema di cosa fare domani. Il loro vivere si consuma nel presente. Le ubriacature, le risse, l'evidente incapacità di rendersi conto di quanto la vita sia precaria, sfuggente, è la desolante dimostrazione di quanto i giovani non prendano in considerazione il loro futuro. Come se quello che fanno oggi lo potessero cancellare con un colpo di spugna senza che questo rilasci scorie capaci di inquinare il loro futuro. Ma anche per i giovani arriverà il momento della consapevolezza. Il momento in cui il vivere nel presente sarà condizionato dal pensiero del domani. Quando questo momento arriverà cosa faranno i tanti ragazzi vittime delle carenze strutturali di una società che li ha abbandonati a se stessi? Dove troveranno la forza per prendersi consapevolmente sulle spalle la montagna di debiti che stiamo facendo per tornare alla vita a cui eravamo abituati, facendo finta di non sapere che proprio quella vita, la condotta scellerata che l'ha caratterizzata, con ogni probabilità è responsabile di quanto accaduto? Per quanto ancora la logica delle cose sarà economicocentrica?

Sarebbe bello che questo aspetto del futuro e di come lo intendiamo fosse al centro quantomeno di un dibattito. Ma a quanto pare sembra si preferisca glissare sull'argomento, dedicando ogni stilla delle nostre forze alla ripresa delle vite dallo stesso punto in cui sono state "interrotte" da un virus che non abbiamo percepito come segnale di guardia alla nostra sconsideratezza, ma come un semplice contrattempo da lasciarsi alle spalle quanto prima. Si preferisce continuare a vivere accecati dall'economia e dagli interessi del profitto, unica panacea ai mali dell'uomo e del mondo. Fingiamo di poter convivere con questa scomoda verità. Prima o poi capiremo che non è così. Intanto, presi dalla smania della ripartenza, in attesa di un vaccino che sembra non arrivare mai, abbiamo smesso di chiederci perché un virus tanto violento abbia fatto la sua comparsa. Sembrava che la sua origine provenisse dagli animali, da un mercato nella lontana Cina in cui certe specie vengono mercanteggiate ed allevate in condizioni ai limiti della decenza per crearne il massimo margine di profitto. Ancora una volta, come sempre; il profitto.

Moriremo per averne uno. A patto che sia economico, determinato e determinabile dagli zero in fila sul conto corrente di qualche scellerato imprenditore. Poteva essere, quella del virus, l'occasione per avere un mondo migliore. Fermarsi e pensare a come ripartire cambiando l'ordine delle priorità. Abbiamo perso anche questa opportunità. Per cui quale futuro? Non ci rimane che scoprirlo; lo faremo solo vivendo.

Poveri, ignoranti e soli, accompagnati dalla luce di un monitor con il quale ci manterremo in contatto con un mondo sempre meno reale, in nome di una logica che, anche se fruttuosa per qualche persona senza scrupoli, a noi comuni mortali appare sempre meno comprensibile.