Ponti

Il punto sul percorso che dalla caduta del ponte Morandi, sembrava dover portare ad una serie di provvedimenti che oggi sono al centro di un dibattito, che nonostante numerosi proclami disattesi, sembra potersi concludere in questi giorni con una risoluzione definitiva.

I ponti, prodigi ingegneristici sempre più audaci per dimensioni e design sono stati negli anni l'immagine del progresso tecnologico e scientifico, in grado di rendere possibili collegamenti altrimenti realizzabili soltanto con dei sacrifici in termini di tempo e comodità da parte dei fruitori. Ma i ponti, la cui peculiarità è quella di essere sospesi nel vuoto, qualora non godano della necessaria manutenzione, cadono. Possono cadere con o senza preavviso, ma comunque vada, nel caso vengano giù danno il via ad una serie di considerazioni necessarie a capire quali e di chi siano le responsabilità. A maggior ragione questa ricerca dei colpevoli viene fatta nel caso in cui a seguito della caduta ci siano state delle vittime. Il 14 Agosto 2018 persero la vita per il crollo di un ponte 43 persone. Successe in Italia, a Genova, sul ponte Morandi.

Subito dopo il crollo, alcuni Ministri del primo Governo Conte misero al centro del dibattito il concetto per cui lo Stato, che stava piangendo le vittime di un incidente che poteva essere evitato, nella sua carica di garante nei confronti dei cittadini doveva estromettere dal controllo delle tratte autostradali la società che lo deteneva. La colpa che gli veniva attribuita era di non essere stata in grado di garantire la necessaria manutenzione strutturale e la conseguente sicurezza nei confronti degli automobilisti, utilizzatori di un tratta per cui era previsto il pagamento di un pedaggio. Discorso populista, forse riduttivo e semplicistico ma giusto per certi versi. Insomma; se chi gestisce delle strade non è in grado di farlo nel migliore dei modi è giusto metterlo in discussione, se non altro nel rispetto della memoria di coloro che a causa di questa gestione lacunosa hanno perso la vita.

Sono passati quasi due anni e il Presidente del Consiglio, giusto qualche giorno addietro ha ribadito che se non ci sarà una giusta offerta da parte degli attuali gestori si giungerà alla revoca della concessione.

Quindi in due anni, il problema della gestione e della manutenzione è stato dirottato da un concetto giustizialista ad uno puramente tornacontista. Due anni fa si doveva giungere alla revoca per rendere il giusto merito alla memoria dei deceduti, punendo coloro che si erano rivelati incapaci o colpevolmente incuranti di mettere in atto le giuste contromisure per evitarla. Oggi si pensa di giungere alla revoca concessionaria perché non accompagnata da un offerta (economica evidentemente) ritenuta giusta. Anche i morti hanno un costo; potremmo dire con la stessa leggerezza adottata abitualmente dalla nostra classe dirigente. Perché se il nodo della questione era (come ci hanno raccontato sino a ieri) privare della conduzione coloro che hanno avuto delle responsabilità sul crollo del ponte non c'è offerta che tenga; viceversa, se il punto era sfruttare questa tragedia per ridimensionare il ruolo ed i guadagni della società privata che gestisce i tratti autostradali ha senso esprimersi come ha fatto Conte. Ma se l'obbiettivo era questo bastava dirlo subito, senza nascondersi dietro la giusta, impulsiva, necessità di chi voleva far espiare la colpa ai responsabili (ritenuti tali in attesa della conclusione dell'iter processuale) di una tragedia senza precedenti nel nostro paese, forse in cerca di consensi altrimenti in discesa. Ma viviamo nel 2020; ogni cosa ha un prezzo, e quello che pagheremo porterà al ridimensionamento dell'accordo che regola la concessione, mantenendo al loro posto coloro che lo stanno ridiscutendo, consapevoli che per svariati motivi che non val la pena di elencare, non si potrà giungere che ad un accordo. Poi proveranno a dirci che non si poteva fare diversamente, come se questo non lo sapessero da subito, ci inviteranno ad attendere il termine di un processo che finirà dopo milioni di fogli, interrogatori, audizioni, pratiche, analisi, perizie irripetibili e non. Ci lasceremo alle spalle anche questa tragedia, ma coloro che hanno perso i loro cari troveranno la forza di perdonare i garantisti, quelli che hanno gareggiato per mettersi in bella mostra il giorno dopo la tragedia? Io credo di no. Vergogna!