Pillole di stanchezza.


Quasi tredici mesi. Da tanto si protrae l'agonia di molti lavoratori che dal marzo dell'anno scorso stanno lentamente vedendo esaurirsi le speranze di poter sopravvivere indenni al ciclone pandemico con il quale si stanno confrontando. Probabilmente non è colpa di nessuno, tanto che non è facile esimersi dal dare la colpa a tutti.

- Ai politici, che ancora oggi popolano gli spazi comunicativi a loro riservati indicando miracolose ricette per curare i mali di una società ridotta allo stremo, economicamente e psicologicamente. A guardarli sembra che abbiano dimenticato che molti di loro, oggi quasi tutti per la verità, siano membri della maggioranza di Governo, e che le medicine che propongono le dovrebbero somministrare badando di mettere in atto Leggi e Decreti appositamente studiati ed elaborati perché le loro idee si concretizzino. In questi tredici mesi gli argomenti di chi era all'opposizione non sono cambiati, nonostante sia avvenuto nel frattempo il passaggio all'interno della maggioranza di Governo, alla quale hanno aderito ha detta loro, per non venir meno al senso di responsabilità proprio del ruolo che gli elettori gli hanno assegnato. Che la smettessero di elencare la lista di quello che dobbiamo fare e che lo facciano, evitando di sottrarsi alle loro responsabilità. Sembrerebbe semplice, ma a pensar male, sembra che l'unica cosa a cui non si siano voluti sottrarre è la possibilità di partecipare alla disputa parlamentare che dovrà stabilire come ridistribuire l'ingente somma di denaro che l'Europa si appresta ad elargirci. Colpa loro!

- Alle chiusure, alle quali ci siamo affidati consapevoli e consolati da chi ci diceva che non potevamo fare altro, per poi trovarci, un anno dopo, ancora con gli stessi problemi, ingigantiti dall'incapacità di mettere in piedi, rendendola credibile ed efficiente, una campagna vaccinale adeguata. Colpa loro!

- Al sistema, che si specchia in una società in cui tutto deve essere tradotto e adeguato al linguaggio dell'efficienza e della produttività. Un sistema che per questa sua prerogativa sta di fatto collassando, colpito nelle sue fondamenta da un virus che, isolato e studiato, non sembra lasciare spazio alle nostre conoscenze scientifiche, incapaci tra l'altro di stabilire un protocollo curativo efficiente. Proviamo con i vaccini, ci hanno detto, e così abbiamo fatto. Ma dal giorno in cui l'allora commissario Arcuri festeggiava l'arrivo del primo carico vaccinale ad oggi cosa è cambiato? Si sono susseguite tante dichiarazioni a cui non sono mai seguiti i fatti. Promesse fatte per essere puntualmente disattese: ieri, oggi e chissà, probabilmente anche domani. Colpa sua!

- A noi stessi, a cui sicuramente ognuno nel suo piccolo, non ha mancato di dare delle responsabilità cercando di convincersi che poteva fare di più e meglio. Oggi manifestiamo, cercando di reclamare e dar voce al nostro diritto di lavorare per guadagnare la sopravvivenza. Ma non è così che funziona. Il diritto di sopravvivere è del sistema che si è creato, nel quale viviamo cercando di svettare come girasoli in cerca di luce. Un sistema che proseguirà insensibile alle vittime lasciate sul campo dal suo lento ma inesorabile avanzare in cerca del perfezionamento di un meccanismo puramente "tecnico", alla luce del quale si parla e ragiona come nei confronti del vaccino Astrazeneca che presenta benefici maggiori dei rischi. Perché anche di fronte al valore della vita, è naturale porsi come nei confronti di un bilancio aziendale: ricavi meno costi. Se l'esito è positivo meglio procedere. Del resto non è questa l'essenza del ragionamento alla base di una società basata sul profitto?

Colpa nostra!

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