Pessimismo e fastidio


Pessimismo e fastidio: due parole dal significato semplice, già slogan dei Cavalli Marci, che sono lo spot più efficace per rappresentare il mio attuale stato d'animo durante questo secondo, devastante look down. Non voglio essere un ulteriore ricercatore dei colpevoli di questa situazione, ce ne sono già molti, troppi; in tv e sui giornali, pronti a snocciolare dati secondo i quali la situazione in cui ci troviamo poteva e doveva essere evitata. Per carità, anche io la penso come loro, ma a forza di dirlo e di sentirlo dire ho maturato un certo fastidio per una tematica, che pur essendo di attualità, mi è venuta a noia tante sono le volte che se ne discute, quasi come se non potessimo parlare d'altro. Mi è venuta a noia la materia e mi sono venuti a noia tutti coloro che non fanno altro che cavalcarla in cerca di una vetrina, limitandosi a perpetrare teorie e possibili soluzioni, che per quanto legittime, talvolta anche credibili, sono lontane da quanto percepisco in una fase della vita in cui, giornalmente, assisto al progressivo sgretolarsi delle mie convinzioni, delle certezze grazie alle quali la mia vita, tutto sommato, pur non essendo la rappresentazione dei miei sogni di ragazzo, aveva assunto un senso al quale gradualmente mi stavo abituando. Ma questo virus ha completamente cambiato tutto.

Le giornate adesso sono infinite, noiose, cupe. Mi alzo la mattina senza sapere cosa fare, il mio lavoro è fermo a causa di norme che nonostante siano discusse e criticate sono in vigore e devono essere rispettate. Non posso uscire di casa, la zona rossa in cui vivo non consente spostamenti, salvo per attività fisiche che pratico ma che non possono essere l'unico motivo capace di dare un senso alla mia giornata. I miei figli, come me, sono perennemente in casa, prima a lezione, rigorosamente in DAD, nella quale vedono i compagni che man mano che passa il tempo, stanno diventando ricordi sbiaditi dei legami sentimentali che hanno rappresentato. L'amicizia che i miei ragazzi avevano maturano con alcuni dei loro compagni è finita dietro un monitor, appiattita come tutto il mondo che li circonda, che con i loro occhi di adolescenti vorrebbero vedere e conoscere, ansiosi di dissetare la loro voglia di conoscenza che mano mano vedo prosciugarsi rendendoli di fatto, loro malgrado, dei vagabondi indolenti, la cui curiosità è tenuta in vita dagli arnesi tecnologici che maneggiano di continuo, finendo per isolarsi ancor di più dal contatto e dagli affetti dei genitori, uniche figure con le quali mantenere in essere un dialogo che giorno dopo giorno diventa sempre più difficile.

Come se questo non bastasse la mia mente continua ad alimentare, nonostante la mia volontà tenti di opporsi a questo degrado, pensieri negativi, una dopo l'altra mi pongo domande per le quali non ho una risposta: che ne sarà del mio lavoro? E del mutuo? E della rata che devo pagare per la macchina? Come potrò far fronte a tutto questo? Cerco di non pensarci, guardo Netflix, che nel frattempo è diventato un bene di lusso al quale presto dovrò dire addio, in cerca di una serie che ancora sia inedita alla curiosità con la quale nei mesi dei due look down ho ricercato qualsiasi cosa fosse visibile. Il catalogo si sta esaurendo, come la mia capacità di pensare che andrà tutto bene. Non lo credo, a dirla tutta sono sempre stato pessimista nei confronti di questo messaggio, incautamente propagato da coloro che, evidentemente, hanno la capacità di anteporre sempre un sorriso alla triste realtà dei fatti. Andrà tutto bene: come se bastasse dirlo perché diventi realtà. Io sono diverso, ho sempre guardato la vita cercando di dargli un senso basato su un ragionamento logico che quando guardo al futuro, sopratutto in un periodo come questo, non può che portarmi ad essere pessimista e a convincermi del fatto che il futuro che ci attende dovrà essere riscritto perché sono certo che non andrà affatto tutto bene. Di sicuro andrà; in qualche modo ma andrà; la grande sfera nella quale viviamo, il mondo, continuerà a girare a 1668 km/h ed il giorno continuerà ad alternarsi alla notte. Sopravviveremo e ci reinventeremo, andremo avanti solleticando il nostro ottimismo con il vaccino che sembra essere alle porte, ma come tutte le guerre anche questa non potrà che lasciarsi alle spalle morti, fallimenti, povertà, rabbia e frustrazione. Per qualcuno si apriranno delle porte ma per molti si chiuderanno. Sono e saranno giorni difficili; in due parole: pessimismo e fastidio!

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