Partenza e ritorno



Capita che il cielo sia pesante, che a star fermi si avverta il peso dell'azzurro che fa da tetto al mondo. Che ci si senta in difficoltà, che tutto sembri essere opprimente, quasi insostenibile.

Capita di sentire il peso della responsabilità: la consapevolezza di dover andare avanti, di dover essere un buon cittadino, un ottimo genitore, un ottimo amico e perché no, un marito buono e fedele. Avvertire la pesantezza del cielo, dalla quale sottrarsi concentrando il pensiero su altro. Ecco allora che dai ascolto alla voglia di evasione che vorresti rimanesse inascoltata, nei confronti della quale ti poni con un atteggiamento bivalente: da un lato la compiaci e strizzi l'occhio alla fuga che leggi come unico spartito in grado di renderti leggero, libero; dall'altro ne sei impaurito, come se l'evasione da cui sei richiamato potesse trasformarsi in un salto nel vuoto, un treno da prendere per non tornare più, una fuga nei confronti della quale provi attrazione ma dalla quale sei impaurito proprio perché consapevole che fuggire non è la soluzione; soltanto il rinvio dell'oppressione che lamenti ad un altra occasione, in un altro luogo, con altre modalità. Cosa occorre allora perché il peso del cielo non finisca per schiacciarci?

Occorre partire con la consapevolezza di tornare, occorre avere degli obbiettivi sul medio e lungo termine, occorre non disperare. Un viaggio, una corsa, un cammino, la ricerca e la persecuzione di un obbiettivo. Un passo dopo l'altro, trovarsi per acquisire la consapevolezza di chi si è. Rafforzare le proprie spalle perché il peso della vita non finisca per schiacciarci, fare in modo che il peso del cielo si trasferisca a terra, divenendo terreno su cui camminare. Del resto la leggerezza, la consapevolezza di essere ciò che si è non è altro che l'obbiettivo primario di ogni individuo, il cui scopo vitale è da sempre oggetto di dibattiti, studi e teorie filosofiche. Ci si chiede da secoli come vivere bene, desiderosi di trovare una ricetta capace di adattarsi a tutti, una sorta di vaccino il cui effetto sia uguale su ogni individuo. Ma non esiste nulla che abbia questa caratteristica. Ognuno di noi è solo di fronte al mare burrascoso che altro non è che la vita. Dal moto ondoso siamo attratti ed impauriti allo stesso tempo, ma dipende soltanto da noi se tuffarsi o rimanere a riva a contemplare la paura delle avversità contro cui ci dobbiamo battere per sentirci vivi. Il lavoro, i soldi, gli amici, la moglie, i figli, i debiti, le tasse, le droghe, l'alcol, quante sono le onde schiumanti del mare in burrasca? Ma nonostante il pericolo non possiamo sottrarci dal ruolo che la natura ci ha riconosciuto: essere uomini. Spingerci sempre oltre i nostri limiti, esplorare per apprezzare, partire per tornare, allontanarsi dai nostri cari consapevoli che al ritorno riavranno la centralità affettiva che la complessità della vita sembrava avergli sottratto. Ecco perché ho deciso di partire; per ritornare e ritrovarmi, seguendo il richiamo affettivo dei miei cari, delle persone con cui ho deciso di condividere la vita, che nonostante il peso del cielo sono sempre lì ad aspettarmi: presto tornerò da loro!