Offese digitali

È di qualche giorno fa la notizia secondo la quale è stato arrestato, in Thailandia, un uomo reo di aver pubblicato una recensione non veritiera ed appositamente denigratoria nei confronti di un locale, sul portale Tripadvisor.

La vicenda è quella riassunta nel catenaccio di questo articolo, a cui sono seguite numerose osservazioni, spesso polemiche, al cospetto delle leggi thailandesi che prevedono, nei confronti dei diffamatori, pene molto severe che in alcuni casi si concretizzano con la carcerazione di coloro che si esprimono con termini offensivi nei confronti di altri individui o, come in questo caso, di un esercizio commerciale. Può sembrare strano, eccessivo, ma secondo me questo è ciò che è giusto. Una metodologia essenziale e necessaria per mettere fine al mare di liquame che troppo spesso viene riversato all'interno dei social, come se il fatto che questi facciano parte di un mondo volatile, materialmente inconsistente, li metta su un piano differente da quello reale in cui il rispetto nei confronti degli altri è una regola base dell'educazione di ogni individuo. Ho letto, con dispiacere, molti articoli nei quali la tendenza era quella di evidenziare quanto fosse esagerata la giustizia thailandese, capace di dare inizio ad un procedimento penale (partendo dalla detenzione) per dei reati evidentemente ritenuti non all'altezza di una risposta tanto decisa e perentoria. Io non sono d'accordo, e guardo alla soluzione thailandese come si guardano coloro da cui sappiamo di dover imparare. Il mondo della rete ed i social che l'anno resa un luogo di interscambio non possono continuare ad essere un mondo a parte. Devono, al contrario, iniziare ad essere valutati come parte del mondo reale nel quale viviamo e nel quale non ci sogniamo di essere così spudoratamente offensivi nei confronti degli altri. Internet è un nuovo universo, nel quale dobbiamo stabilire quanto prima quali siano le regole per poter prendere parte a certi dibattiti e per poter commentare quello che altri condividono. Non so quali regole debbano essere promosse, intanto in Thailandia si sono mossi, magari con poca cautela ma l'hanno fatto e hanno creato un recinto definito all'interno del quale ci si deve muovere, badando bene a non fuoriuscire per evitare spiacevoli conseguenze. È un inizio, personalmente lo ritengo auspicabile anche alle nostre latitudini. Ma non dimentico che in Thailandia se ti trovano in possesso di droga finisci in carcere per qualche anno, da noi, se in una fredda serata di Dicembre investi con la tua auto due ragazze sedicenni privandole della vita - e guidi con una concentrazione di ascisc e alcol nel sangue al di sopra dei limiti di legge - il carcere lo vedi solo per qualche ora, giusto il tempo di mettere al lavoro un pool di avvocati difensori. La conclusione? La richiesta da parte del P.M. di una condanna a cinque anni di carcere riconoscendo il reato di omicidio stradale plurimo. Due vite al prezzo di cinque anni. Certo che a confronto, andare in carcere "soltanto" per qualche azione diffamatoria portata avanti da dietro una tastiera appare spropositato, ma secondo me, almeno in questo caso, hanno ragione i thailandesi. Certe volte dovremmo avere l'umiltà di imparare dai più bravi; non sempre, purtroppo, ce lo ricordiamo.

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