Malalingua!


Ho sempre pensato che la capacita di una persona colta potesse essere sintetizzata nella proprietà di linguaggio. Se non altro mi ero convinto che per esprimere un concetto, anche se difficile o articolato, una persona colta potesse usare una terminologia semplice, quasi elementare. Esporre un concetto estremo, complicato, difficile, usando un linguaggio semplice. Ho creduto e credo ancora oggi che questo possa essere il vero valore aggiunto a disposizione delle persone che hanno fatto dello studio e della carriera accademica una missione da intraprendere nelle loro vite.

Poi ho letto le dichiarazioni di un professore universitario, tale Gozzini, che durante una diretta radiofonica ha apostrofato un rappresentante politico usando vocaboli alla portata di qualunque analfabeta affetto da una buona dose d'ignoranza e cattiveria. Non c'è nulla da fare, quando ci si vuole esprimere dando forza alle proprie idee è facile volerle renderle autorevoli arricchendole con vocaboli offensivi finendo, talvolta e sopratutto in certe zone del bel paese per completarle addirittura con la bestemmia che, in certe situazioni, sembra essere usata come univoca chiosa ad un discorso che non deve lasciare spazio ad una risposta. Colui che non ha proprietà di linguaggio usa le offese perché il proprio discorso, altrimenti vuoto, possa sembrare se non autorevole quantomeno autoritario. Ma se questo comportamento trova nell'ignoranza la giusta origine, come lo si può tollerare quando viene messo in atto da un professore universitario? Come può lo stesso professore non sdegnarsi di fronte a se stesso quando, usando certi termini, ha irreparabilmente svilito la sua istruzione per l'ottenimento della quale ha sicuramente compiuto più di un sacrificio? Come si può accettare di esserci ridotti cosi male e come accettare, allo stesso modo, di esserci lasciati cadere così in basso? Occorrerebbe, oltre a manifestare il giusto e comprensibile sdegno per quanto accaduto, porsi anche queste domande.

Parlarne per trovare una motivazione e delle contromisure che siano il giusto freno all'evidente decadenza alla quale stiamo assistendo. Noi comuni mortali nella foga della nostra loquacità, che ci porta a perdere i giusti riferimenti linguistici, non siamo poi cosi diversi da coloro che vantano titoli di studio e carriere tutt'altro che banali.

Questo non può che essere indicatore del disagio che ci sta inesorabilmente appiattendo: grandi e piccoli, colti ed ignoranti: nullità emozionali al cospetto della frustrazione e della rabbia a cui la vita ci sottopone. Dovremmo parlare anche di questo. Forse.

Meditate gente. MEDITATE!