Ma che fine hanno fatto i 600 euro?

Certo, se questo fosse il titolo di un giallo rivelerebbe una disfatta editoriale. Ma non si parla di fantasia, piuttosto di un fatto di attualità che riguarda una buona parte della popolazione, che nonostante i proclami, ad oggi, non ha incassato nemmeno un centesimo.

La storia è iniziata con un attacco hacker che poi sembra non esserci stato, ma in questo caso la notizia non ha assunto contorni certi per cui meglio non addentrarsi ulteriormente, ed è proseguita con il ripristino dei servizi con tempistiche e modalità che hanno reso l'inoltro della domanda necessaria per il ricevimento di 600 euro stabiliti, ed ampiamente pubblicizzati dal decreto denominato "cura italia", un impresa non priva di complicazioni. Dopo l'iniziale clamore dovuto alla difficoltà degli aventi diritto nel compilare l'apposita richiesta il presidente dell'Inps, ente a cui la domanda andava inoltrata, si è affrettato a tranquillizzare tutti dichiarando a inizio della scorsa settimana che i pagamenti sarebbero stati effettuati entro il week end. Sono passati circa dieci giorni da quando le sue parole sono state amplificate dai media nazionali e ancora molti aventi diritto non hanno percepito proprio un bel niente. La cosa singolare è che oggi non ne parla più nessuno. Non una parola nei giornali, non una parola nelle tv e nei numerosi dibattiti dei salotti televisivi, ai quali attualmente, partecipano quasi a titolo esclusivo biologi e virologi, i quali lentamente stanno diventando i nuovi politici, o meglio, i nuovi individui capaci di adattarsi ad ogni contesto, all'interno del quale vengono chiamati e richiamati per esporre le proprie tesi riguardanti le possibili vie d'uscita dalla situazione di paralisi alla quale ci ha costretti il corona virus. A rinforzare il concetto del loro nuovo status, stanno iniziando, dopo un periodo di reciproco rispetto, a litigare proprio come fossero dei politici qualunque. Ad oggi la realtà, quella silenziata dalla stampa, è invece molto chiara e sconfortante: non è stata erogata la cassa integrazione straordinaria, quella che riguarda anche le aziende con meno di cinque dipendenti, e non sono stati erogati (se non in una parte) i seicento euro che a molti dei titolari di queste piccole aziende o piccole attività, oltre che spettare di diritto, servono per poter mantenersi, continuando, giusto per fare un esempio, a fare la spesa. Coloro che devono riscuotere lo stipendio di Marzo, che devono pagare secondo il decreto di cui sopra le regioni di appartenenza sotto l'egidia dello stato, ancora non hanno riscosso un centesimo. Siamo alla fine di Aprile, alle porte di un Maggio che temo sarà caldo a prescindere; e con cosa si devono mantenere i cittadini che non stanno riscuotendo? Non dico che doveva andare tutto bene al primo tentativo, l'emergenza probabilmente ha creato una serie di situazioni e disguidi che si sono susseguiti -più o meno giustamente- sino a produrre questo disagio il cui peso dovrà essere sopportato da una parte dei cittadini, i quali, loro malgrado meritano una motivazione. La meritano dai politici, i quali sono troppo impegnati a litigare, e la meritano dal presidente dell'INPS, il quale, forse perché ancora scioccato dal presunto attacco hacker ha perso la voce con la quale si era indaffarato a divulgare le mendaci notizie che prevedevano il pagamento quasi-immediato. Le domande sono state inoltrate i primi giorni di aprile, oggi, oltre venti giorni dopo, aspettiamo non tanto i soldi, del resto siamo abituati a non pretendere troppo, ma quantomeno una spiegazione ed una data certa. Chiediamo troppo? Le tempistiche che ci erano state paventate non sono state rispettate; e questo nonostante la nostra predisposizione al maltrattamento e la nostra abitudine ad osservare promesse puntualmente disattese, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso; la spesa del resto non può essere un bene di lusso. Speriamo lo capiscano coloro che ci governano, ma su questo la speranza è forse inferiore a quella di riscuotere i famosi 600 euro.