Le buone ragioni

Sono quelle che vengono citate, puntualmente, quando si agisce contro i nostri "credo"; quelle a cui si fa riferimento quando si ha la necessità di giustificare una scelta non prevista sino a qualche giorno prima .

Recentemente il Movimento 5 stelle, attraverso la sua piattaforma ha promosso una votazione per mezzo della quale ha ottenuto, dagli iscritti aventi diritto al voto, l'autorizzazione a stipulare accordi con altri partiti e la possibilità di prolungare oltre i due mandati la carriera politica dei propri iscritti. Questo perché, evidentemente, c'è sempre una buona ragione per cambiare idea, mutare considerevolmente le regole entro le quali si ha la consapevolezza di doversi muovere, le stesse che hanno posto le fondamenta del successo che il movimento, nel frattempo diventato a tutti gli effetti -o quasi- un partito, ha ottenuto negli anni vantando la propria diversità nei confronti degli altri, ai quali oggi si sta uniformando con sapienza, sottotraccia, attribuendo questo comportamento alla necessità e giustificandolo con un voto che ha visto partecipare un numero infinitesimale rispetto a coloro che alle ultime elezioni, pur turandosi il naso, gli hanno dato la possibilità di governare il paese. C'è sempre un buon motivo, in sintesi, per fare quello contro cui sino al giorno prima puntavamo il dito. Questo accade quando si devono osservare limitazioni imposte dall'alto: per cui la mascherina la tolgo perché altrimenti non respiro o peggio ancora perché tanto qui ci si conosce tutti e il virus non è altro che un invenzione. Le tasse? Quelle le pago il minimo indispensabile, perché tanto fanno tutti cosi, altrimenti come faccio ad andare avanti? Ma questo accade anche quando a non essere osservate sono le regole che non ci vengono imposte, ma che ci siamo imposti volontariamente per mostrare la diversità che vantiamo di avere nei confronti di un sistema al quale ci vogliamo approcciare palesando la nostra diversità, al punto che viene facile brandirla come chiave del possibile successo. Ma poi passano giorni, mesi , anni, e prima o poi capita che ci sia una buona ragione. E allora tutto viene rimodulato, rivisto. Quello che prima era sbagliato ha il diritto di diventare giusto, quello che criticavo non lo critico più: anzi lo faccio uguale, possibilmente senza dare troppo credito all'opinione di coloro che criticano il mio comportamento. Questo accade in ogni ambito, non ultima la politica: teatro di quanto descritto. Il problema siamo noi, facili prede di ogni tentazione ancorché superbi detentori di ogni verità, per cui è giusto quello che andiamo predicando ma all'occorrenza è giusto anche il contrario. Sono cresciuto con l'idea di dover essere coerente, cercare di non sentirmi mai come una bandiera al vento. Non sempre ci sono riuscito, ma ho chiaro in mente che questo deve essere l'obbiettivo da perseguire: per me stesso prima ancora che per gli altri. Per essere orgoglioso ogni volta che mi guardo allo specchio, quando osservando le mie rughe non posso evitare di chiedermi: ma gli altri come fanno?