Lagarde.

E bastata una frase, la più disastrosa delle frasi, detta dalla persona sbagliata nel momento sbagliato a creare una serie di reazioni a catena il cui eco si sta lentamente e faticosamente disperdendo a distanza di alcuni giorni. Giustamente?

Una frase, anzi una battuta a margine di una conferenza stampa sufficiente a cerare una ripercussione sul mercato borsistico italiano ed europeo in genere, che ha prodotto perdite per svariati milioni di euro. Una battuta che ha liquidato il problema dello spread, improvvisamente tornato di attualità a seguito delle ripercussioni a cui il Covid 19 ha costretto i mercati europei, sopratutto quelli in cui l'emergenza sanitaria sta assumendo dimensioni colpevolmente sottovalutate soltanto una manciata di giorni addietro. Una battuta colpevolmente pronunciata con troppa leggerezza dalla presidente della BCE Lagarde. In sostanza, la presidente ha detto che per la BCE non è prioritario il pensiero di sostenere ad ogni costo i paesi i cui conti non sono stabili. Questa la frase nella sua interezza: «Noi non siamo qui per accorciare gli spread. Non è questa la funzione né la missione della BCE. Ci sono altri strumenti e altri attori deputati a queste materie». Il problema per la signora Lagarde è che la sua posizione non prevede la possibilità che certe frasi passino inosservate, e quindi, si sono levate una serie di proteste ed osservazioni che hanno gravemente minato le capacità del massimo esponente della Banca Centrale Europea. A queste critiche non si è sottratto nemmeno il Presidente Mattarella, che pur evitando accuratamente di menzionarla ha rilasciato un comunicato in cui sostiene la bontà dell'operato dell'Italia in risposta al virus che lentamente ma inesorabilmente sta penetrando nel belpaese mettendo alla frusta i bilanci statali, necessariamente prossimi a sforare le rigide regole imposte dalla comunità europea.

Ma non mi voglio soffermare un minuto in più sulla dichiarazione della bella signora, ma quanto sulle premesse che hanno portato alla sua nomina e a farle ricoprire la massima carica all'interno di quella che è la banca degli stati aderenti alla moneta unica europea, le cui mansioni consistono nel decidere e mettere in pratica la politica monetaria a cui gli stati membri si dovranno adeguare. Con questa breve ma necessaria premessa si deve osservare con una certa preoccupazione il curriculum della Lagarde, che alle sue esili spalle si è messa incarichi di assoluto prestigio, tra cui per inciso alcuni ministeri della repubblica Francese e la direzione del FMI, nonostante il suo percorso formativo e di studi l'abbia portata ad una laurea in legge. Quindi, a conti fatti, la più grande autorità in termini economici che riguarda la Comunità Europea, è presieduta, in questo momento da un avvocato, contro il quale in molti si scagliano facendole pesare le parole imprudentemente pronunciate due giorni fa. Ma sono le parole ad essere inadeguate o è la persona colpevole di ricoprire un ruolo fuori dal percorso accademico che ha compiuto? Perché nessuno si è lamentato di questa evidente anomalia nel momento della nomina? Come se avendo problemi al cuore decidessi di farmi curare da un ginecologo, lamentando poi lo scarso successo delle cure. Ma anche in questo caso chi ha scelto, chi ha deciso di soprassedere dinnanzi a tale evidenti incongruenze, l'ha fatto evidentemente preoccupandosi di altre dinamiche, la cui utilità è oscura a chi come il sottoscritto oggi legge delle tante parole scagliate contro la Lagarde, a cui viene rinfacciata la sua incompetenza, come se questa fosse una cosa ignota sino a ieri. Invece fino a ieri, nonostante questo, tutto andava bene. Andava bene al Consiglio Europeo che l'ha nominata e ai giornalisti, che sembrano essersi risvegliati soltanto oggi, all'alba delle dichiarazioni che hanno leso l'immagini e i conti dell'Italia. Ma l'indignazione doveva essere sollevata al momento della nomina, quando era già chiaro che il curriculum della nominata non era adeguato alla carica e all'importanza della stessa. Perché non si deve ignorare che per certi ruoli, quelli di massima importanza che non sono relegati alle sorti delle elezioni ma ad una nomina, non si può essere cosi leggeri, altrimenti poi è inutile lamentarsi, come invece stiamo facendo in questi giorni, colpevoli di una cecità di cui oggi vediamo le conseguenze, ma dalla quale siamo affetti dalla notte dei tempi.