La stanchezza di Conte

Le polemiche seguite all'ennesima conferenza in diretta tv hanno evidenziato quanto duro è il lavoro di premier, ma lamentarsi della scorrettezza dei partecipanti alla vita politica, come ha fatto il Presidente del Consiglio, non ha giovato ha nessuno, men che meno a lui.

Partiamo con la diffusione di alcuni dati certi, quelli che il Presidente del Consiglio ha citato durante la sua ultima conferenza stampa e che riguardano l'Istituzione e l'entrata in vigore del MES. Quest'ultimo fu approvato dal Parlamento europeo il 23 Marzo 2011, con una votazione che non venne avvallata dalla Lega e tanto meno dall'allora Europarlamentare Salvini assente in quella circostanza. Il 19 settembre dello stesso anno il Governo presentò la ratifica ed esecuzione della Decisione del Consiglio europeo: un disegno di Legge presentato dall'allora Ministro degli affari esteri Frattini per conto del Governo di centrodestra in carica, nel quale Meloni faceva parte del Consiglio dei Ministri. L'approvazione definitiva del MES, quella delle Camere avvenne infine nel 2012, sotto la guida del Governo Monti, sostenuto tra gli altri, anche dai partiti appartenenti al Pdl. Alle votazioni, il 12 luglio al Senato e il 19 alla Camera, presero posizione contraria la Lega e anche alcuni parlamentari sparsi del sopracitato Pdl, che nonostante la loro contrarietà, continuarono a sostenere quel governo in cui la Meloni non ricopriva più la carica di Ministro. Pertanto l'approvazione del MES non è avvenuta, come ha ribadito l'attuale Presidente del Consiglio, in un giorno, ma ha avuto un iter abbastanza lungo da essere condiviso da due Governi e da maggioranze diverse, ma che ha visto coinvolti, a vario titolo e con posizioni diverse tutti coloro che oggi se ne lamentano, nonostante l'accordo trovato lo scorso giovedì dall'Eurogruppo in proposito prevede la possibilità di utilizzare gli aiuti forniti dal MES senza alcun vincolo per effettuare spese sanitarie pari al 2 per cento del proprio PIL (per l’Italia circa 35 miliardi di euro). Questi soldi, hanno stabilito, potranno essere spesi nel sostegno “diretto o indiretto” ai propri sistemi sanitari.

Questo è stato deciso. Semplice apparentemente, ma anche in questo caso ed in presenza di un numero di morti che forse conosceremo nella sua devastante reale entità soltanto tra qualche anno, si è voluto trovare il pretesto per fare polemica. Non voglio entrare nel merito di questo ennesimo litigio, lo stanno facendo in questi giorni praticamente tutti, la mia opinione sarebbe l'ennesima goccia in un mare che ormai in pochi hanno voglia di continuare ad osservare. Quello che a me non è piaciuto, ripeto al di là delle ragioni, è stato il Comportamento di Conte, il quale ha voluto rispondere a coloro che lo stavano accusando di un comportamento e di alcune decisioni le cui nefaste conseguenze stavano ricadendo sugli italiani. In risposta a queste accuse il Presidente del Consiglio ha fatto nomi, ha puntato il dito, ha richiamato alle proprie responsabilità coloro che secondo lui hanno screditato il suo lavoro e quello del Governo in carica. Ma facendo questo si è portato al loro livello, ha portato la discussione politica un gradino più in basso di quanto non siamo stati abituati a vedere negli ultimi anni. Dovrebbe sapere, il Presidente del Consiglio, che la democrazia, almeno quella nostrana, che ormai conosciamo e conosce bene anche lui, prevede questo. Prevede che coloro che stanno all'opposizione vedano crescere i loro consensi assumendo comportamenti definiti "populisti", ma che consistono sostanzialmente nello screditare coloro che hanno l'onere di prendere decisioni. Facendo questo si accattivano le simpatie di coloro che non sono soddisfatti, che mediamente sono la maggioranza della popolazione, sfiniti dalle vessazioni a cui sono sottoposti nelle forme conosciute sotto le vesti di tasse, bollette, assicurazione e bollo auto e tutta un ulteriore serie infinita di emolumenti a cui si è costretti per consentire all'apparato burocratico, nel frattempo divenuto particolarmente inefficace, di andare avanti. Lo stesso Presidente del Consiglio guida un Governo in cui la maggioranza politica è costituita da un movimento che ha iniziato l'ascesa raccogliendo firme nelle domeniche denominate "VAFFADAY". Giornate in cui si contestava tutto quello che faceva della classe politica una casta di privilegiati vista con il fumo negli occhi, odiata e combattuta. Ma proprio perché questo è l'attuale quadro d'insieme, non ce lo si deve dimenticare quando si è bersagli delle critiche che non sempre hanno un legittimo fondamento. Questo è il gioco delle parti, e quando si entra in un sistema che da questo spregevole -a mio avviso- meccanismo è governato non lo si deve dimenticare, bisogna assumersi onori ed oneri, tra i quali spicca quello di essere bersagli. Ciò detto, premesso ed accettato, una volta che tale sistema si è sposato e quando grazie a questo si arriva ad occupare una poltrona tanto prestigiosa, non si può e non si deve dimenticare quale sia il suo funzionamento. Perché che ci piaccia o no, la politica odierna consiste in questo: accrescere i consensi quando altri governano, per poi perderli una volta che si è ottenuto il tanto agognato avvicendamento. La storia recente sta dando credito ai sostenitori di questa tesi, e non è un caso che nell'ultimo lustro si siano avvicendati 4 governi (Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2), ai quali hanno preso parte svariati partiti, capaci di distinguersi nel momento di giudicare l'operato altrui, per poi disperdersi nel mare della litigiosità, una volta venuti in possesso dello scettro di comando. Per questo sono convinto che Conte abbia commesso un errore, non ci si deve lamentare, indipendentemente dalle ragioni, di un sistema che funziona in questo modo, non lo si deve fare una volta che si è deciso di esserne parte. Così facendo, probabilmente, ha dato ragione a quanti gli chiedono di fare un passo indietro; in questo caso, evidentemente per sopraggiunta stanchezza.