La presunzione e l'ignoranza

Gallera e Azzolina sono gli ultimi esempi di quanto l'ignoranza sia popolare tra coloro che ci rappresentano nel sistema democratico, che contrariamente alle persone normali, sviano dalle loro gaffe evitando di chiedere scusa, preferendo piuttosto, esibire una forma di presunzione che la dice lunga su quanto siano distanti da coloro che gli conferiscono il potere.

Il 16 maggio, quindi una decina di giorni fa, la Ministra Azzolina durate una videoconferenza, rispondendo ad una giornalista, si è espressa così: «Lo studente non è un imbuto, da riempire di conoscenze. È ben altro». Consapevoli, noi tutti, che lo studente è tutt'altro che un imbuto, ci si chiede come sia stato possibile un errore lessicale di tale portata, considerato che a commetterlo non è stato un allievo delle scuole elementari, ma un Ministro della Repubblica attualmente in carica. Non contenta, Azzolina, ha pensato bene, a mente fredda il 20 Maggio, di scrivere sulla propria pagina Facebook il seguente messaggio:

«L’imbuto di Norimberga è una metafora sull’apprendimento molto nota nel mondo della scuola: uno studente a cui vengono ‘versate’ nozioni in testa attraverso un imbuto. L’apprendimento non funziona così, i docenti lo sanno bene, ed è ciò che intendevo dire quando ho rievocato l’immagine dell’imbuto durante la conferenza di sabato, “lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze, è ben altro” ho detto. Qualcuno mi ha preso alla lettera soffermandosi sul fatto che gli imbuti non si riempiono ma si usano per riempire. Capisco bene che si possa prestare a facili ironie, ci rido su anch’io. Ma ci tengo a tranquillizzare sul fatto che al Ministero non abbiamo provato ad infilare imbuti in testa ai ragazzi versandoci dei libri (liquefatti ovviamente), prima di dire che non funzioni…

Per fortuna chiunque può informarsi su questo concetto usando un semplice motore di ricerca. Magari da oggi ancora più persone parleranno del tema dei metodi della didattica, che è in realtà molto serio».


Effettivamente, informandosi ma anche facendone a meno non fatico a comprendere come a riempirsi non sia l'imbuto -e vorrei vedere- ma la testa dell'alunno. L'imbuto, a ragion veduta, funge solo da tramite, consentendo nella metafora menzionata il trasferimento del sapere all'interno della mente dello studente. Insomma una cosa elementare, che con grande galanteria da parte della Ministra si poteva archiviare con un semplice "ho sbagliato", con un più elaborato "mi sono espressa male" certamente non con una risposta piccata lamentando il fatto si essere stata presa alla lettera. Insomma, essendo il Ministro dell'istruzione non ci si può lamentare che si venga presi alla lettera. Semplicemente, ci si dovrebbe accertare di pronunciarle bene, certe lettere.


Più recentemente, il 23 maggio, Gallera, assessore al welfare della regione Lombardia, ha sbandierato la sua soddisfazione durante la quotidiana conferenza in onda dalla sede della regione, per la tendenza che vede calare l'indice di contagiosità del covid-19 (Rt già R0). Peccato che nello stesso frangente si sia addentrato in una spiegazione delle implicazioni che questo comporta, senza sottrarsi dal fare un pessimo esempio: «L’indice Rt a 0,51 vuole dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette. Questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone infette nello stesso momento per infettare me». Una stupidaggine così limpida da non poter essere seguita che da una rettifica e delle scuse. Niente, anzi, l'Assessore, la cui errata spiegazione a confronto di quella fornita dalla Cancelliera tedesca Merkel ha assunto proporzioni ancora più gravi, si è affrettato a puntualizzare, utilizzando ovviamente il solito social network nella fattispecie Facebook, scrivendo: «MAMMA MIA CHE TRISTEZZA siamo circondati da personaggi in cerca di un riflettore che polemizzano sul niente– Rt e Ro sono concetti scientifici che ho spiegato in modo comprensibile ai lombardi !!! Dopo che tutti i lombardi hanno capito la malafede e la strumentalità delle vostre azioni politiche, delle vostre raccolte di firme, delle vostre mobilitazioni e dei vostri articoli vi siete ridotti a questo. Ci sarebbe da ridere se non fosse tutto parte di una squallida messinscena.»


Non me ne voglia l'Assessore, ma ci sarebbe da ridere se lui non ricoprisse un incarico pubblico. Ma siccome lo ricopre, non ci rimane che piangere e capire l'origine di queste forme di insofferenza assunte da coloro che si votano alla vita pubblica, assumendosi incarichi prestigiosi ai quali dovrebbero dar vita mettendo in atto comportamenti adeguati e corretti. Perché i due episodi menzionati, non fanno altro che evidenziare due problemi sui quali converrebbe soffermarsi un attimo a ragionare.

Il primo riguarda l'incompetenza, e che se ne dica, rimane sempre più difficile tollerare certe palesi dimostrazioni d'inadeguatezza, figlie di un sistema amministrativo che con questi risultati non può che farsi delle domande per verificare la propria efficienza. Perché non può essere che siccome è cosi va bene cosi. Dobbiamo cercare di chiederci come fare affinché vada meglio, perché avere un Ministro degli esteri -tanto per fare un esempio- capace di utilizzare i giusti congiuntivi non può essere un opzione, ma un obbligo per uno stato che pretende il rispetto dei suoi cittadini e degli altri stati.

Il secondo problema invece, riguarda la capacità, da parte di coloro che sbagliano, di chiedere scusa, magari adottando anche le giuste contromisure. L'errore di Gallera probabilmente sarebbe meritevole delle dimissioni, ma escludendo questa ipotesi, evidentemente troppo ottimistica, dovrebbe portare quantomeno ad un ammissione di colpa. Al contrario, è uso comune scagliarsi contro coloro che una gaffe di questo tipo non fanno altro che evidenziarla, sottolineando, con questo comportamento, l'incompetenza e l'inadeguatezza di certe persone in certi ruoli. Ritengo che l'origine di tale supponenza, di tale presunzione, quella di ritenersi intoccabili, sia da ricercare in un difetto di funzionamento insito nell'individuo, che per appagare il suo ego finisce per dedicare troppe delle sue energie per "farsi bello" nei confronti degli altri. A questo processo contribuiscono attivamente i social network, attraverso i quali si cerca di mostrare il nostro miglior lato. Al momento che l'esposizione a cui ci sottoponiamo (l'assunzione di una carica politica per certi versi è la sublimazione di questo processo) non è più funzionale alle nostre intenzioni, suscitando critiche nei nostri confronti, ci dissociamo immediatamente, puntando il dito nei confronti di coloro che manifestano di non gradire una parte di noi, una battuta, una frase, attribuendogli (come nel caso di Gallera) la malafede. Errato; la malafede non è mai in coloro che dicono la verità. Gallera ha detto una stupidaggine e ha sbagliato, ciò di cui dovremmo discutere è il perché non si sia sentito in dovere di chiedere scusa. Questa è la falla su cui impostare il dibattito, altrimenti non saremo mai in grado di invertire la tendenza a causa della quale stiamo assistendo ad un costante peggioramento della nostra classe dirigente e della società in genere. Non sono un sostenitore di chi si lamenta e basta, ma se la lamentala è l'apriporta per arrivare ad una discussione costruttiva, ben venga; semplicemente dobbiamo imparare a discutere prima di abituarsi a ritenere inappropriate certe rimostranze a beneficio di queste forme di arroganza: alle quali io personalmente, ritengo di non dovere/volere sottostare.