IrResponsabili


Qualche giorno fa, prima che la crisi di Governo diventasse realtà, il Premier Conte, durante il suo intervento al Senato, chiese, auspicandolo, l'aiuto di alcuni deputati che definì responsabili e costruttori. Nessuno dei tanti parlamentari che compngono le Camere si è quindi sentito escluso. Tutti si muovono cercando di essere i possibili risolutori di una crisi di Governo che da minaccia è divenuta realtà. Ad oggi, coloro che si sono sentiti in dovere di alzare la mano per mettersi in luce e far valere il proprio grado di responsabilità quale univoco lasciapassare per approdare nella nuova possibile maggioranza sono stati pochi, ma siccome la situazione è estremamente mutevole, da giorni si cerca, adesso anche con le consultazioni al Quirinale, di ampliare la cerchia degli aderenti che, sempre in nome della responsabilità, sono pronti ad entrare in gruppi parlamentari diversi da quelli in cui sono stati eletti. Del resto, chi è il responsabile? Colui che, anteponendo l'interesse collettivo al proprio, rinuncia alle sue priorità politiche passando dall'altra parte della barricata o colui che, rispettando i propri elettori, rimane all'interno del partito grazie al quale ha raggiunto i scranni parlamentari?

Ho l'impressione che tutti siano disposti a tutto, un orgia comportamentale il cui unico fine è quello di mantenere la legislatura in piedi, giusto per garantirsi la fine del mandato con tutti gli annessi e connessi, non ultimo lo stipendio.

Tutti possiamo essere responsabili e tutti nel nostro piccolo lo siamo, chi più chi meno. Nei confronti del lavoro, degli impegni, delle scadenze alle quali siamo costretti. Certo è che, se invece di richiedere l'aiuto "dei responsabili" quel giorno il Presidente del Consiglio avesse chiesto l'intervento dei colti, piuttosto che dei laureati o degli incensurati a quest'ora il "mercato parlamentare" si sarebbe già chiuso. Chissà, magari non si sarebbe nemmeno aperto. Quanti sono i parlamentari colti? Quanti incensurati? Quanti che so, integerrimi? E laureati?

Passano i giorni e le risposte al popolo, sovrano nel principio democratico, tardano ad arrivare. Tutto tace, e coloro che rilasciano dichiarazioni ricordano quanto sia vivo il "rischio delle elezioni". Io credevo, ingenuo, che le elezioni non fossero un rischio, semmai il principio fondante della democrazia. Forse sbagliavo.

Meglio aspettare che, giusto per mantenersi le natiche al caldo, certi squali della politica, che navigano da anni nelle fredde acque parlamentari, trovino un equilibro che renda possibile la costruzione di una maggioranza alle due Camere, per l'ennesima volta svilite dal comportamento di coloro che le occupano in virtù di una legge elettorale evidentemente inefficace. Oggi, prima ancora di pensare a come sbarcare il lunario, dimenandomi nell'incerto progredire della mia quotidianità, stravolta dalla pandemia, penserò a Luigi Vitali, capace in 24 ore di cambiare tre volte casacca; prima oppositore, poi conquistato dalle lusinghe di coloro che lo volevano interno al nuovo ipotetico Governo, poi nuovamente all'opposizione. Un mito; il suo stipendio, per ora è in salvo!

Beato lui.