Immunità di gregge

L'immunità di gregge in medicina è il raggiungimento, da parte di una comunità, della capacità di resistere all'attacco di un infezione, verso la quale un numero cospicuo d'individui è immune perché negativizzato, o perché coperto da un vaccino.

Quando, ormai qualche mese addietro, sentii il Primo Ministro del Regno Unito parlare dell'immunità di gregge, che citava come possibile soluzione alla comparsa in Europa del Covid-19, rimasi indifferente, non sconcertato da un possibile piano attuativo che venne immediatamente bocciato con fermezza da ogni tipo di intellettuale man mano intervenuto ad alimentare il dibattito medico scientifico che l'alba della pandemia in Europa aveva scatenato, a maggior ragione in Italia, vera testa di ponte "virale" tra oriente e occidente. Ne è passato di tempo da allora, molto più di quanto abbia impiegato lo stesso Johnson a rimangiarsi la parola, e ad allineare la sua politica a quella del resto dei paesi europei. Ma se a livello sanitario è apparso da subito chiaro che il traguardo dell'immunità di gregge lo si poteva raggiungere soltanto a costo di sacrifici troppo elevati, in termini di morti e di tenuta dei sistemi sanitari nazionali, lo stesso non si può dire dal punto di vista economico, dove la mancanza di fondi e l'incapacità di gestirli che si avverte oggi alle nostre latitudini, fanno presagire che l'obbiettivo, o forse semplicemente la naturale conseguenza dell'attuale inefficienza Italiana, sia proprio il raggiungimento di un immunità di gregge socio economica. Questo avverrà in concomitanza della decimazione dell'intero tessuto sociale composto da piccoli imprenditori, negozianti, ristoratori, baristi, il cui sacrificio sarà inevitabile, ma propedeutico per il raggiungimento della nuova composizione del tessuto sociale a cui la civiltà approderà quando le attività dei piccoli saranno lasciate al palo, fintamente aiutate dai tanto citati ristori, sommariamente distribuiti nel vano intento di mantenerle vive a dispetto di un destino che nel contesto attuale, in cui non è verosimile pensare di vivere senza cicliche e sanguinose chiusure, non può che essere quello di morire. Stiamo assistendo ad un eutanasia assistita, rifiutandoci di prenderla in considerazione per paura, diffidenza, o più semplicemente per l'incapacità di creare alternative in grado di mantenerci vivi, finendo per mettere la testa sotto la sabbia al cospetto di tale mancanza. Moriremo quasi tutti, economicamente parlando non può che esserci questo finale, per chi, piccolo o medio imprenditore, ha avuto la colpa di provare a percorrere la sua strada, rinunciando allo stipendio fisso per inseguire un sogno che in Italia, negli ultimi anni e ancor più oggi, non può che rimanere tale. Ci hanno provato in tanti, me compreso, ma finirà che i grandi mangeranno i piccoli, ed il mondo nel quale si dovranno reinventare gli ex imprenditori, sarà nelle mani ancor più di oggi, di pochi danarosi individui, che nel frattempo avranno gioco facile nell'acquisto degli esercizi le cui difficoltà obbligheranno i titolari a vendere al miglior offerente, che non potrà che essere, in un mercato mai incerto come oggi, chi ha soldi da spendere. Ma per coloro che non hanno modo di andare avanti ora, o magari tra qualche mese, cosa riserverà il futuro? Non lo possiamo sapere, ma questo è il prezzo da pagare per raggiungere l'immunità di gregge: economica. Proveremo a consolarci, magari contribuendo all'esponenziale aumento (secondo un indagine dell'istituto Mario Negri + 28% dopo il primo look down) della vendita dei medicinali antidepressivi, mai come oggi al centro delle richieste di chi non sa vivere senza lo straccio di una certezza, continuando a navigare in un mare in cui le domande, ancorché legittime, non trovano risposte; con buona pace dei ristori e dei ristoratori. IMMUNITÀ DI GREGGE .