Il diritto di non votare

Lo rivendico e non consento a nessuno di puntare il dito contro coloro, che come me, hanno deciso di non andare a votare, mettendo in atto una forma di protesta da sempre sottovalutata e boicottata.

Non voterò, per la prima volta riuscirò a non sentirmi in colpa e per questo a non cedere al richiamo delle sirene diffuso da coloro che si ostinano a dire che "se non voti non hai diritto di lamentarti", come se questo fattore, messo nella bilancia delle motivazioni potesse di per se avere un peso sufficiente a far pendere l'ago della bilancia. Non voterò perché sono stufo di dover mettere una croce su un simbolo turandomi il naso con l'intento di farmelo piacere. Non voterò perché in oltre 20 anni non ho mai visto la coalizione vincente attuare il programma proposto. E non mi si dica che non faccio il mio dovere di cittadino; del resto anche oppormi con le uniche armi di cui dispongo, rinunciando ad impugnare la penna, alla fiumana di parole che ci viene propinata in campagna elettorale è la messa in atto della mia volontà. Volontà di non essere trascinato nelle discussioni da bar, i cui toni sono i medesimi che vengono usati nelle stanze istituzionali, nelle quali si discute con la stessa animosità ed il solito linguaggio di quanto non si faccia in qualsiasi altro luogo popolare parlando di calcio. Non accetto più di essere complice del degrado a cui ci sta portando la nostra classe dirigente. E mi oppongo, lo faccio ignorando convintamente l'idea di chi sostiene che non votare sia un errore imperdonabile. Proprio coloro che sostengono questa tesi alimentano un sistema che non funziona più, contribuendo a diffondere l'idea per cui non andare a votare equivalga a sottrarsi ai propri obblighi e ai propri doveri. Niente affatto, non votare significa evidenziare l'inadeguatezza dei candidati, dei partiti e di un sistema che ha fatto negli ultimi anni della sua inefficienza un manifesto politico che ci ha portati al compimento del degrado sistemico che è sotto gli occhi di tutti. Cosa dovremmo fare allora? Semplice, valutare altre forme per manifestare il volere popolare che siano più articolate di una preferenza, a monte della quale non si tiene in considerazioni chi la manifesta. Uno vale uno; il bello ed il brutto della democrazia per come la conosciamo oggi. Perché se è vero che esercitando il diritto al non voto perdo la facoltà di potermi lamentare, come sostiene qualcuno, è altrettanto vero che così facendo mi libero del peso di sentirmi complice di coloro che ciclicamente deludono la fiducia e le aspettative di chi li ha scelti. Rinuncio a scegliere, se lo facessero tutti ci dovremmo inventare un sistema alternativo, ma questo non succederà per un semplice motivo: perché in questo disastro amministrativo sono in troppi, ancora, a trarre un profitto: da domenica senza la mia complicità. Alla prossima