I soliti sospetti: impuniti!


La morte di Willy ci ha riportati al confronto con una realtà tanto ingiusta quanto impietosa. Una realtà che, come in altre circostanze più o meno recenti, è puntellata dalle dichiarazioni di coloro che sostengono che si poteva prevenire. Non perché vantino di essere dei premonitori, semplicemente perché era chiaro a tutte le persone del paese che quei ragazzi, gli aggressori, erano soliti mettere in mostra i muscoli, finendo per menar le mani nei confronti di coloro con i quali non si trovavano d'accordo. Molte delle morti premature ancorché violente che compongono le pagine della cronaca nera di questi anni hanno un comune denominatore: in tanti sapevano che poteva succedere. Viviamo in un periodo storico in cui la condivisione è una sorta di diktat al quale la nostra società ha finito con il concedersi. Possiamo visualizzare online il nostro F 24 precompilato, siamo soggetti a possibili controlli incrociati finalizzati a vedere se le spese che facciamo sono congrue con il nostro reddito, se viviamo ad un tenore compatibile con la dichiarazione annuale e se siamo in regola con il pagamento del bollo della macchina. Siamo vicini, forse ad un passo, da una sorta di grande fratello che finirà per sapere più cose sul nostro conto di quanto non ne sappiamo noi.

Eppure il nostro quotidiano è pieno di incongruenze nei confronti delle quali non si riesce a capire chi e come debba intervenire. Ci guardiamo intorno e vediamo nullatenenti viaggiare su macchine da 100.000 euro, persone che non lavorano vantarsi delle loro vacanze in isole tropicali, energumeni inclini alla violenza scorrazzare a testa alta per le nostre strade quasi a sfidare i malcapitati che, incautamente, si trovano a sostenere il loro sguardo. Tutti siamo al corrente di queste premesse, ma chissà per quale motivo ci troviamo a parlarne quando sono il fondamento di una notizia nefasta. Il Presidente del Consiglio Conte, che ha partecipato al funerale del povero Willy si è espresso con parole dure, promuovendo la giusta condanna nei confronti di coloro che hanno compiuto un gesto tanto barbaro. Ma la politica, quella che lui rappresenta ricoprendo una delle massime cariche, non può sottrarsi alla dose di responsabilità a cui è chiamata quando si verificano certi episodi. Perché quando tutti sanno, quando certi comportamenti sono un abitudine radicata e conosciuta, è la politica che deve mettere in condizioni le forze di polizia di intervenire, promuovendo leggi chiare e giuste, leggi capaci di mettere un freno al dilagare di certe forme di sopruso, siano esse di violenza, di evasione, di spaccio, di sfruttamento della prostituzione. Perché se tutti sanno occorre che alcuni intervengano, e per alcuni intendo i rappresentanti dello stato, esercitando la loro autorità e punendo i responsabili di comportamenti che, seppur conosciuti, vengono tollerati come se non ci fosse un alternativa. Ma l'alternativa ci deve essere, ed è compito della politica fare in modo che venga attuata puntualmente e senza scrupoli.

Si parla della responsabilità della scuola e delle famiglie ed è chiaro, anche ai più ciechi, che il loro mal funzionamento ha un peso determinate nella creazione di mostri capaci di tali comportamenti. Ma le istituzioni, le famiglie per quanto le si possa mettere nelle condizioni di eccellere, possono comunque sbagliare. È compito del legislatore intervenire dove falliscono le istituzioni educative, siano esse la scuola, la famiglia o l'autorità religiosa, facendolo con l'aiuto delle forze di polizia. Altrimenti continueremo a piangere i morti, siano essi ragazzi, uomini o donne. Lo faremo dicendo che sapevamo che poteva accadere, che coloro che li hanno uccisi erano soliti vivere sopra le righe. Ma questo non basta: è l'ora di compiere un passo definitivo in direzione della giustizia. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo. La nostra società, che ci piaccia o no è composta da un sottobosco in cui brulicano persone violente, spacciatori, sfruttatori. Spetta allo Stato compiere la necessaria pulizia. Anche perché, e questa è un altra controindicazione, le persone serie, i lavoratori, coloro che hanno nel sacrificio un alleato indispensabile per condurre una vita dignitosa, si sono rotti le scatole di dover tollerare individui che fanno del tenore di vita al di sopra delle loro possibilità motivo di vanto. E l'ora di mettere un freno a questa forma d'ingiustizia, capace di alimentare come poche altre l'onda lunga dell'insoddisfazione e talvolta, che ci piaccia o no, dell'invidia sociale e del facile e becero populismo. Gentilissimo Presidente Conte: è l'ora di svoltare! Non lo dimentichi!