Forme di litigio 4.0

Il litigio ha subito un evoluzione, adeguandosi alle nuove tendenze che stanno cambiando le consuetudini della società. Lo dimostra quanto accade in queste ore a Barcellona, in una delle società calcistiche più vittoriose dell'ultimo decennio.

Se penso ad un mio amico con il quale sono ai ferri corti, m'immagino di volerci parlare, di voler capire dove nasce il dissenso e come, eventualmente, riordinare le cose. Sono anche incline a pensare che ci potremmo prendere a male parole, del resto, non sempre si è capaci di mantenere un basso profilo, sopratutto quando la concitazione sale ad un livello a cui si è incapaci di rimanere lucidi. Può succedere quindi, che da uno scambio di vedute si passi alle offese, che tuttavia, in alcune circostanze sono il preludio ad un ulteriore fase, quella della scontro fisico. Per carità, detesto anche solo pensare che un diverbio si possa concludere con dei schiaffi o peggio ancora con l'uso di un arma, ma siccome leggo la cronaca dei quotidiani, non posso fingere che questo non accada. Ma nel caso di oggi, quello che ha catturato la mia attenzione non si parla di un vero e proprio litigio, almeno non un litigio tradizionale. Si parla di una forma di malcostume che sino ad oggi si definiva "parlare male alle spalle". Non so a chi sia capitato, sicuramente una volta nella vita ognuno di noi ha parlato alle spalle in toni tutt'altro che lusinghieri di un amico, piuttosto che di un collega di lavoro o di un compagno di classe. Spesso l'obbiettivo di questo mal costume è quello di mettersi in mostra: parlare male di un possibile concorrente cercando di attirare su di se le attenzioni positive. Capita anche che in certi luoghi di lavoro, quelli in cui il consenso e la partecipazione popolare sono molto alti, alcuni soggetti che quel consenso popolare non ce l'hanno tentino non tanto di guadagnarselo mettendosi in mostra, piuttosto, di farlo perdere a chi se l'è precedentemente guadagnato. E qui veniamo al fatto di cronaca: visto che la società sportiva del Barcellona -che racchiude al suo interno varie discipline sportive, dal basket al calcio, passando per il calcio a cinque- secondo alcuni media che dispongono di un dossier a sostegno della propria tesi, ha fatto creare, da una azienda da loro lautamente retribuita, una serie di profili all'interno dei principali social network, grazie ai quali ha tentato di screditare alcuni giocatori. La colpa di quest'ultimi? Essere semplicemente detentori di un alto consenso popolare. Nulla di male sino a qui, fin tanto che questi atleti, hanno criticato i vertici della società, o meglio, si sono permessi di fornire la proprie opinione, che loro malgrado ha leso i vertici societari, rei ai loro occhi di aver commesso alcuni errori. Ma la guerra nel duemilaventi non la si porta avanti con un semplice litigio a distanza, alimentato sapientemente dalla stampa alla perenne ricerca di clamore. Questa volta ci si è spostati oltre. Il confine apparentemente invalicabile, quello che di recente era stato violato anche con le intercettazioni telefoniche private (Bobo Vieri docet) si è spostato ancora, finendo per essere inglobato dall'informe mondo dei social network, dove ogni cosa può essere plasmata e dove tutto sembra essere malleabile o quantomeno orientabile a seconda delle proprie esigenze. Nulla di meglio quindi, che una serie di profili creati per ledere l'immagine di alcuni dipendenti irrispettosi delle gerarchie, le quali, una volta vistosi puntare il dito contro hanno preferito fingere indifferenza, salvo poi demandare il lavoro sporco a chi sa gestire il complesso mondo della rete. Sembra incredibile, ma il costo di questa operazione, secondo il media spagnolo che l'ha diffusa, si aggira intorno al milione di euro. Un milione di euro speso soltanto per gettare del fumo negli occhi, già di per se abbastanza appannati, a coloro che si approcciano ai social convinti di trovare al loro interno tutte le verità di cui sono in cerca. Soldi spesi unicamente con un intento: quello di screditare le vittime predestinate agli occhi dell'opinione pubblica. Perché parliamoci chiaro, siamo in un momento storico in cui sembra che nessuno possa privarsi dell'immagine che si è creato per mostrasi come le persone si aspettano. Nessuno si può esimere dall'apparire. Per cui il nuovo fronte della litigiosità prevede anche questo: screditare sui social, perché oggi parliamoci chiaro, nulla è tanto indispensabile quanto loro, passati in due lustri da essere uno strumento per lo svago, ad essere un appendice indispensabile alla nostra esistenza, nel bene e nel male. Si è passati dal parlare male alle spalle, al far parlare male gli altri, mantenendo perfettamente immacolati e inamidati i colletti bianchi, a patto che nessuno scopra le magagne; come in questo caso.