Fiera delle vanità

Si è aperta ieri la fiera delle vanità, a conclusione dell'accordo sigillato dal primo Ministro Conte con gli altri leader europei.

Vanità: un'eccessiva credenza nelle proprie capacità e nella capacità di attrarre gli altri. Viene ostentata come se fosse una qualità dai partecipanti al dibattito pubblico e politico a seguito dell'accordo siglato tra i primi Ministri degli stati intervenuti al vertice tenutosi a Bruxelles e conclusosi ieri. Ognuno sente di poter dire la sua, di essere credibile e di avere una verità in tasca che gli altri non riescono a vedere. Succede quindi che oggi ci siano articoli di giornalisti che enfatizzano con entusiasmo l'esito del vertice, altri che lo celebrano con un certo scetticismo, altri che dicono che è tutto fumo negli occhi. Allo stesso modo si comportano i politici, inclini a dire ciò che si aspettano vogliano sentire i propri elettori, senza che la verità, quella che dovrebbero essere in grado di riconoscere, abbia alcun peso sulle dichiarazioni che si sono affrettati a rilasciare a partire da ieri. Una forma di vanità per cui si pretende soltanto di piacere, come se questa fosse di per se l'unica cosa importante: parlare senza dire ciò che si deve, comunicare soltanto per farsi compiacere da chi ci ascolta. Un esercizio questo, che rende prive di realismo, piatte, talvolta irresponsabili tutte le dichiarazioni che stiamo ascoltando. A ragion veduta è questo il pernicioso problema che affligge la società in cui viviamo e la classe politica che ci governa, il cui scopo è snaturare i propri contenuti in funzione dei consensi. Nessuno si prende la briga di non piacere. In tutto questo, nella gara dei narcisi, rischiamo di perdere di vista la necessaria quantità di riforme che dobbiamo attuare da ora per i prossimi mesi, per evitare che quello che ci è stato promesso non ci venga concesso. E qui nasceranno le controversie più grandi, quelle figlie degli scontri dell'attuale maggioranza, che dovrà convergere su un programma attuativo capace di mettere tutti d'accordo, proprio come non ha saputo fare con il MES, del quale nel frattempo si è smesso di parlare onde evitare l'emersione dei problemi che affliggono la strampalata -per differenze ideologiche- maggioranza di governo. Ma se oggi ci lamentiamo dello stato in cui versa il nostro paese, nei confronti del quale spesso lamentiamo inefficienza, malfunzionamenti e ingiustizie sociali, non è forse perché è vittima da anni di questo modo di operare? Da quando piacere è diventato più importante che essere? Quando abbiamo iniziato a snaturare la nostra essenza soltanto per piacere agli altri? Piacere per compiacersi, di per se l'essenza del niente, un mare nel quale immergersi per celebrare l'inizio della fiera: delle vanità!