Dittatura sanitaria

Continua la fase in cui, a causa dell'emergenza sanitaria, le leggi vengono promulgate senza i necessari dibattiti parlamentari. Ma siamo ancora in emergenza? O è solo una circostanza di comodo?

Soltanto ieri ho assistito all'ennesimo dibattito televisivo incentrato sul momento di emergenza economica in cui si trova il paese a seguito dell'emergenza sanitaria a cui ci ha costretti il Covid-19. Sono rimasto molto colpito dalla teoria che ha illustrato il filosofo Diego Fusaro, a me sconosciuto sino a ieri, che ha fornito un fotografia dell'attuale momento storico molto poco discussa e alla quale durante il programma è stata riconosciuta ben poca credibilità. Premetto che non conosco Fusaro, ho appreso, dopo un veloce sguardo su wikipedia, dei suoi studi e di alcuni libri che ha scritto, l'ultimo dei quali è stato anche menzionato durante il suo collegamento alla trasmissione televisiva. Ma non è di questo che intendo parlare, quanto della teoria che ha esposto e che, secondo me, offre un punto di vista sul quale vale la pena soffermarsi. Secondo il filosofo, che ha riconosciuto, contrariamente a quanto gli veniva attribuito l'esistenza del virus, il diffondersi della pandemia ha portato ad una preoccupante gestione, dal punto di vista politico, dell'emergenza sanitaria. Per questo si è sovvertito il normale iter legislativo, fatto di dibattiti parlamentari, in favore di autoritaristici e unilaterali DPCM altrimenti inattuabili, al pari dei loro contenuti, che sarebbero stati diversi se passati al setaccio delle due camere parlamentari. Consentendo questo modo operativo si è finito per circoscrivere la libertà dell'individuo andando a favorire il sistema capitalistico nel quale sono costrette le nostre società, finendo per dare un vantaggio ai grandi capitali a discapito dei semplici lavoratori, costretti a misure restrittive che hanno finito per penalizzare notevolmente le attività di molti piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, appesi all'esile filo della -momentanea- cassa integrazione. Continuando ad esporre il suo concetto Fusaro non si è sottratto dall'affermare che il prolungarsi dell'emergenza sanitaria, a cui corrispondono ancora oggi una serie di limitazioni a quella che consideravamo la "vita normale", viene favorita ed è sostenuta dal sistema politico che altrimenti non avrebbe alcun modo di adottare misure tanto stringenti e comunque straordinarie, i cui effetti stanno contribuendo ad un nuovo disegno societario che finirà per cambiare notevolmente le nostre abitudini e il nostro modo di produrre ricchezza.

A margine di un ragionamento tanto semplice, che offre un punto di vista molto più oggettivo di quanto non gli è stato riconosciuto, vale la pena soffermarsi e rilevare quanto le varie misure prescritte in favore del contenimento del virus, vengano ad oggi osservate e messe in atto da coloro che le dovrebbero osservare nell'esercizio delle loro attività. Ho avuto modo di recarmi al ristorante almeno un paio di volte durante la scorsa settimana e ho visto che sono cambiate molto poco le cose rispetto ad un anno fa. Ho ordinato le pietanze consultando il menu cartaceo (ma non era vietato?), ho pranzato con il tavolo di altri commensali distanziato di un metro (forse anche meno) e sono stato servito da camerieri senza guanti e con la sola mascherina. Ho visto igienizzare i tavoli e le sedie in maniera molto approssimativa ad ogni cambio cliente e nonostante questo non me la sono sentita di condannare il proprietario, già ampiamente penalizzato dall'improvvisa penuria di clienti. Vogliamo parlare poi degli assembramenti? Sono tornati ad essere una normalità a cui sino a ieri ci opponevamo con lo sdegno e le delibere dei Sindaci. In nottata a Milano ci sono state risse, a Firenze sono state gettate all'alba dai residenti esasperati delle uova sui alcuni giovani che non ne volevano sapere di far rientro a casa. Tutto sembra voler ritornare alla normalità, passata la paura ci stiamo riadattando alla mancanza di controllo a cui siamo abituati, grazie alla quale l'osservanza delle normative è un atto non dovuto ma dipendente dalla volontà, consapevoli che eventuali sbagli non comportano niente, se non sterili quanto effimere campagne in cui puntare il dito contro quello o quell'altro è la moda a cui sottostare.

A cosa serve allora continuare ad osservare uno stato di emergenza il cui unico risultato tangibile è quello di permettere iter legislativi straordinari grazie ai quali il potere è d'improvviso nelle mani di alcuni individui che hanno la libertà di emanare leggi immediatamente esecutive?

Perché alcune attività possono ripartire e altre no? Perché si può andare in palestra e non in un agenzia di scommesse, tanto per fare un esempio? E non si dica che le seconde sono più pericolose delle prime; semplicemente le seconde sono sacrificate in capo ad una volontà politica che non vuole la loro riapertura, ritenendole un male da estirpare. Perché assemblarsi in una sala pesi dovrebbe essere diverso che andare in un cinema mantenendo le necessarie distanze? Per lo stesso motivo, o comunque per delle ragioni che hanno un motivo di esistere e sulle quali non c'è possibilità di dibattere. Si decide e si fa come si vuole; improvvisamente figli di una dittatura legittimata dall'emergenza sanitaria. Ha ragione Fusaro: bravo, prima o poi comprerò un suo libro.