Diffusione del coronavirus

I dati che ci vengono proposti sono effettivi? Quanto sono reali i numeri diffusi dalla Protezione Civile? Credo sia necessario fare il punto della situazione.

Negli ultimi giorni guardo con una certa costanza i dati dei contagiati e dei deceduti a causa del corona virus, diffusi con frequenza giornaliera dalla Protezione Civile. Nonostante siano i dati più attendibili ai quali fare riferimento, non nego di aver elaborato in merito una crescente sfiducia in quanto alla veridicità che questi numeri sono in grado di esprimere: non credo in sintesi che i dati diffusi siano minimamente aderenti alla realtà. Questo non per chissà quale strana motivazione, ma semplicemente perché sono elaborati in base ad una serie di rilevazioni che vengono effettuate con modalità e presupposti diversi. I tamponi, in buona sostanza, vengono effettuati con tempistiche e sintomatologie diverse a seconda della regione in cui ci si trova. Questo costituisce un grave e serio problema, perché in mancanza di una linea uniforme a cui attenersi, ogni rilevazione ha un valore molto limitato. Si dice che i positivi siano superiori ai 40. 000, ma a ben vedere potrebbero essere il doppio, magari il triplo. In Lombardia negli ultimi giorni i tamponi vengono fatti solo ed esclusivamente a coloro che evidenziano un quadro clinico discretamente grave, in altre regioni lo stesso tampone viene effettuato a coloro che hanno soltanto alcune linee di febbre. Come possiamo sapere quanto la malattia si sta diffondendo se non ci mettiamo nelle condizioni di effettuare una campionatura attendibile? Questo dovrebbe essere il nuovo obbiettivo da raggiungere quantomeno dalle istituzioni, per agevolare coloro i quali stanno provando, impiegando ogni stilla delle forze a loro disposizione, a sconfiggere sul campo questa malattia. Ma nonostante questo impagabile sacrificio dei medici, degli infermieri, di ogni singolo addetto ai lavori, non siamo in grado di dire se questa costanza incida sufficientemente sulla popolazione, che di contro, continua ad ammalarsi. Una campionatura effettiva e costante deve essere un obbiettivo prioritario, non tanto per i numeri, i quali potrebbero anche non essere divulgati, ma quanto per capire con quale incidenza le misure messe in atto per fermare l'epidemia sono risolutive, eventualmente per lasciarsi la riserva di inasprirle, o viceversa alleggerirle, creando spazio ad una ripresa economica assolutamente in secondo piano rispetto alla salute, ma non differibile qualora ci siano le condizioni per metterla in atto. Facendo un esempio molto concreto, se nonostante i decreti governativi adottati, alcune regioni dovessero aumentare i tamponi, o comunque iniziassero a farli a molte persone, anche prive di una precisa sintomatologia, presumibilmente aumenterebbe esponenzialmente il numero dei contagiati, facendo apparire le misure messe in atto dal governo inefficaci e insufficienti, costringendoci a subire azioni ancor più restrittive, in buona sostanza perché è aumentata la percentuale di popolazione sottoposta a screening. Pertanto, ritengo necessario e doveroso per chi ci governa, non solo mettere in atto le misure necessarie alla tutela della nostra salute, ma anche stabilire una linea guida chiara e uniforme su tutto il territorio nazionale a cui attenersi prima di effettuare esami specifici volti a dichiarare la positività al coronavirus. Line guida, alle quali attenersi scrupolosamente, proprio come lo si fa nei confronti dei divieti imposti. Non è un caso, che ad essere particolarmente colpite dal virus siano state le società calcistiche, evidentemente capaci di sottoporre all'apposito tampone con troppa facilità e con una corsia preferenziale -ma questa è solo una mia opinione- i loro atleti.

Ad oggi credo che si possa essere certi di una cosa molto semplice quanto inquietante, non siamo in grado, e non lo è nessuno, di sapere realmente l'impatto del virus nella nostra società, ma questo è un problema presente in tutto il mondo, non soltanto in Italia. Per combattere un nemico invisibile, come giustamente è stato definito, ci dobbiamo operare per fare in modo di renderlo visibile, identificabile, altrimenti non saremo capaci e non lo saremo mai abbastanza, di stabile le necessarie contromosse.

A questo proposito ritengo curioso, forse simpatico, certamente inopportuno, il modus operandi delle varie federazioni sportive nazionali e mondiali, intente a scovare una data nella quale poter riprendere le attività tardivamente ma giustamente sospese: perché una data ad oggi non può essere stabilita, e questo è chiaro a tutto il mondo meno che ai dirigenti di queste federazioni strampalate e litigiose, concordi soltanto quando a dover essere protetti sono i loro interessi, con buona pace di coloro che di questi circhi sono assidui spettatori, oggi incerti sul loro futuro e su quello che potrà essere la loro vita una volta lasciata alle spalle quest'epidemia, ma certi con ogni probabilità di assistere alla fine dei campionati. Un ulteriore sgarbo nei confronti di coloro che vivranno il futuro menomati dalle perdite a cui questa maledetta malattia li avrà sottoposti, in termini affettivi, economici e lavorativi.