Destino

Saragat lo definì cinico e baro, subito dopo aver perso le elezioni del 1953. Una frase che è rimasta in uso. Tanto più oggi, quando l'incidente occorso a Zanardi ci ha ricordato quanto siano repentini ed imprevedibili i cambiamenti.

Un attimo, una disattenzione, un guasto meccanico. Forse soltanto una coincidenza, il destino che ci ricorda quanto siamo ininfluenti di fronte alla complessità della vita, che nel caso di Zanardi già in un altra circostanza l'aveva costretto ad un recupero incredibile, al limite del miracoloso, a seguito di un drammatico incidente dal quale era uscito profondamente cambiato, ma con una grandissima voglia di vivere, quella che lo ha reso un simbolo per chi lotta con le avversità: il simbolo di chi non vuole mollare mai. Era un simbolo anche per me, che negli ultimi anni ho avuto modo di vederlo spesso. Non lo conoscevo, ma passo le vacanze a Castiglione della Pescaia, in toscana, dove lui ha una splendida casa sul lungomare, proprio vicino allo stabilimento balneare che frequento. Quando lo incrociavo, in centro, a mangiare un gelato piuttosto che in giro con la moglie ero ammirato non tanto dal personaggio, che è diventato una sorta di leggenda per i motivi che ho già elencato, ma dalla sua normalità. Ovviamente, dal punto di vista fisico era molto lontano dal poterlo definire normale, ciononostante, il suo atteggiamento, il suo modo di comportarsi lo rendeva ai miei occhi una persona come tutte le altre. Non aveva nessuna aurea, nessuna di quelle che fanno da appendice ad altri personaggi che sono conosciuti, a cui solitamente l'etichetta "VIP" restituisce oltre che lo status di appartenenza a quella volubile ed indefinita categoria, una consapevolezza che in certi casi va a braccetto con l'antipatia. Zanardi non aveva nulla di tutto questo. Era realmente una persona normale, umile, tanto che chi lo incrociava, almeno in mia presenza, non gli ha mai chiesto, pur riconoscendolo, nessun inutile "trofeo": che ne so, una foto, un autografo. Questo perché non si dava arie, ed era uno come tutti gli altri; come coloro che l'osservavano ammirati dalla semplicità con cui si muoveva in mezzo a loro. Una normalità, la sua, che lo rendeva speciale se messa a confronto con il suo handicap per cui si veniva a creare un iperbole che non gli ha mai impedito di continuare a primeggiare negli sport in cui, di volta in volta, si è cimentato. La sua storia, quella attuale, della quale ci stanno continuamente informando i media nazionali si è incrociata con quella di un ragazzo che ha avuto la sfortuna di essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Marco Ciacci, questo il suo nome, stava svolgendo il suo lavoro, quando il destino ha fatto si che la sua vita si incrociasse con quella di Alex. Ma mentre per quest'ultimo tutta Italia sta facendo il tifo, per Marco non si è spesa nemmeno una parola di conforto. Anche lui porterà per tutta la vita i segni di questa tragedia, saranno cicatrici invisibili, profonde, con le quali dovrà imparare a convivere. Anche la sua vita non sarà mai più come prima. Intanto, non ha più la patente, non ha il camion con il quale lavorava perché gli è stato messo sotto sequestro. Sarà coinvolto in un processo, dovrà spendere soldi in avvocati, dato che oggi è l'unico indagato di una tragedia che nonostante gli sforzi nostri e degli inquirenti non ha un perché. Dicono che la sua iscrizione nel registro degli indagati sia un atto dovuto. Ignoro a chi, visto che Marco non ha sbagliato niente, se non a essere in quel momento in quel posto. Ma davvero questa è una colpa? Perché non si riesce a comprendere che certe cose succedono e basta. Senza che ci sia un colpevole o un motivo preciso. Non sempre ci sono colpevoli e vittime, talvolta ci sono soltanto vittime: purtroppo. Le vite di Marco e Alessandro in quel momento si dovevano incontrare. Per Alex fa il tifo tutto il mondo, per Marco nessuno si è speso. Come dice Cremonini, in una delle sue splendide canzoni, nessuno vuole essere Robin, ma nonostante questo a qualcuno tocca, suo malgrado. E io faccio il tifo anche per lui: vittima di quel cinico e baro destino capace di riservarci, talvolta, delle sorprese che sono figlie di domande a seguito delle quali non ci sono risposte; spero che Marco non passi la vita a cercarle. Prego per voi!