Democrazia?

Davvero la democrazia è la miglior forma di governo possibile? O semplicemente è quella attraverso la quale si ritiene di poter fare il minor numero di danni? Alcune considerazioni figlie di un indagine di tutto rispetto.

Soltanto alcuni giorni fa Centre for the Future of Democracy dell'Universita di Cambridge ha reso noti i risultati di un "indagine d'opinione" attraverso la quale si voleva misurare il gradimento della popolazione nei confronti della democrazia. E' stato fatto un lavoro enorme, sono stati presi in considerazione ben 154 paesi differenti per un periodo di 25 anni, confrontando per la durata di questo periodo varie indagini d'opinione (circa 3500) provenienti da 25 fonti diverse. Il risultato, che è stato reso noto al termine di questo lavoro, è che il 58% della popolazione oggi è insoddisfatto della democrazia. Per soddisfazione s'intente la capacità, che i cittadini riconoscono o dovrebbero riconoscere di produrre attraverso la forma democratica di governo risultati politici soddisfacenti. Tanto per avere un termine di paragone 25 anni fa la percentuale d'insoddisfazione era del 48%. Non credo ci sia bisogno di dilungarsi su un dato effettivamente molto poco discusso da coloro che una percentuale così alta la dovrebbero recepire come un problema per il lavoro che stanno svolgendo: i politici. Ma siccome loro se ne fregano bellamente, in queste righe proporrò la mia spiegazione a tanta insoddisfazione, sei persone su dieci, facendo un accurata premessa: non ho nessuna intenzione di sostenere alcuna tesi politica, piuttosto che forme di governo alternative a quella attuale. Non credo che i cittadini siano insoddisfatti della democrazia come forma di governo, ciò che rimane indigesto, sempre secondo il mio modo di vedere, è come la stanno interpretando i politici attuali, figli di una società orientata alla ricerca del consenso immediato e privo di lungimiranza. Ciò che conta, per dirla in maniera spiccia, non è il concetto che i dirigenti dei partiti vogliono portare avanti, ma soltanto la forma di beneficio che quel progetto è capace di garantirgli nell'immediato. Quindi è semplice, stando così le cose, guadagnarsi le luci della ribalta facendo ciò che questa democrazia (che tuttavia potrebbe essere diversa) rende semplice, impegnarsi a sminuire sempre e costantemente il lavoro di coloro che stanno governando, avendo cura di non soffermarsi troppo sulla fattibilità delle forme alternative proposte a quella messa in atto dai governatori. Si criticano perché è semplice e gratuito, guardandosi bene dal dichiarare cosa saremmo in grado di fare una volta ottenuto il loro posto. La politica attuale è ancora una corsa alla poltrona, ritengo lo sia sempre stata, ma messa in atto con metodologie completamente diverse da quelle di qualche decennio fa. Oggi si corre cercando di abbattere il nemico, parlarne male e sminuirlo in ogni sua forma di pensiero. Una volta, secondo la mia percezione, la corsa la si faceva sui contenuti, si volevano proporre contenuti diversi dalla controparte, per poi misurare attraverso il giudizio del popolo quale idea tra le tante era quella più gradita da coloro che poi la dovevano soffrire: i cittadini. Oggi si litiga, il contenuto è stato sostituito dalle urla attraverso le quali si cerca di far soccombere l'avversario. Questo modus operandi accende il popolo, che partecipa fervente alle discussioni politiche, salvo prenderne le distanze quando la sua partecipazione ha visto consegnare lo scettro di comando al politico di turno; il quale una volta impossessatosi della giusta poltrona finirà per capitolare vittima dello stesso meccanismo che l'ha portato alla ribalta. Ci si appresta a comandare sostenendo quanto gli altri siano incapaci di farlo, fino a quando arrivati sul ponte di comando si finisce vittime della nostra mancanza di contenuti, che siamo stati bravi a celare dietro il dito perennemente puntato contro coloro che ci hanno preceduti. E' significativa, da questo punto di vista la recente ascesa del "movimento delle sardine", capace di riempire le piazze senza darsi una forma certa. Nessuna sa cosa siano e cosa vogliano rappresentare i fondatori di un movimento capace di radunare persone, che sempre più numerose, affollano le piazze al grido di viva le sardine. Ciò che è certo, è che criticano tutto quello che viene fatto, ignorando l'opportunità che hanno per proporre nuove idee, per dare un senso al clamore che stanno suscitando. Finiranno anche loro, molto probabilmente per diventare un movimento politico o un partito, assorbito e plasmato dal meccanismo che oggi da fuori criticano e non riconoscono. Finiranno per farne parte adeguandosi alle regole che oggi vorrebbero mutare: gli ultimi lustri della politica nostrana non dimostrano questo? Nel contempo i problemi, quelli veri che la popolazione riscontra, dovuti alla crisi economica, alla difficoltà di essere certi di un posto nel mondo, rimangono irrisolti, argomento di futili ed annose discussioni alle quali la politica non riesce a dare una risposta definitiva. La legge elettorale ci dice niente? Non sono in grado di dire se la democrazia sia l'unica forma di governo attuabile, probabilmente è quella meno dannosa, di sicuro oggi è quella attraverso la quale ha ragione sempre e comunque chi non governa, che ha gioco facile nel mettere in mostra le incapacità altrui, finendo per dimostrarsi peggiore una volta che tocca a lui. I cittadini lo stanno capendo, probabilmente entro breve si stancheranno irreparabilmente, la percentuale di scontenti è destinata a salire.