Autunno.


Anche l'estate più anomala di questo inizio millennio, e non solo, sta volgendo al termine, lasciando il posto ai gialli colori dell'autunno, ampiamente annunciati dalle giornate; improvvisamente a corto di luce all'ora dell'aperitivo. Già, l'aperitivo, quello che dovremmo consumare senza assembrarci promuovendo un comportamento in linea con le confuse prescrizioni che ci vengono dettate, alle quali anche i nostri figli dovranno abituarsi, se non altro nel momento in cui ricominceranno ad andare a scuola. A pochi giorni dalla data prescelta per l'inizio dei corsi didattici di questa stagione 2020-2021 sono molti gli interrogativi ai quali non è stata data nessuna risposta. Non è dato sapere come si comporteranno i mezzi pubblici, quale sarà la capienza con la quale potranno accogliere i nostri figli e condurli, possibilmente in sicurezza a svolgere le loro lezioni. Non sappiamo come verranno organizzate le classi, orfane dei tanto pubblicizzati banchi "rotellati", evidentemente ancora in fase di produzione dalle aziende capaci di partecipare ad un bando modificato più volte perché non andasse deserto. Non siamo nemmeno in grado di sapere cosa succederà, e succederà, il giorno in cui un allievo risulterà positivo ad un tampone. Anche perché, per avere una risposta dovremmo sapere su chi cadrà la responsabilità di questa scelta. Mettendo in fila queste semplici considerazioni non si può fare a meno di chiedersi cosa sia stato fatto sino ad oggi. Perché, nonostante i proclami, sembra che non ci sia, ora, nessun regolamento capace di darci delle indicazioni certe e precise, e di farci sapere in anticipo cosa succederà nel momento in cui si verificheranno dei focolai nelle scuole. E questo non potrà che succedere, perché, anche se con degli accorgimenti le scuole ed i mezzi pubblici continueranno ad essere dei luoghi di aggregazione che finiranno, loro malgrado, per essere "adatti" alla veicolazione del virus. "Non esiste il rischio zero", lo ha detto la Ministra Azzolina - giustamente - senza dare profondità alla sua esternazione, perché se non esiste la possibilità di non essere in pericolo ci venga detto con certezza cosa si dovrà fare una volta che ci saranno dei casi. Non solo a scuola. Si pensi, per esempio, a tutte le attività sportive che vedono protagonisti i nostri figli, e per le quali noi genitori paghiamo corpose quote per l'iscrizione. Cosa succederà se un compagno di squadra di mio figlio avrà il Corona-Virus? E se lo avrà un compagno di scuola di mio figlio lui potrà comunque continuare ad andare a giocare? Queste sono domande a cui una risposta andrebbe data già oggi, perché sono domande che malgrado tutto qualcuno sarà costretto a farsi e a fare; cercando un interlocutore e delle risposte che ancora oggi non ci sono. Questa lacuna doveva essere risolta; perché se il rischio zero non esiste esiste l'obbligo di portarsi avanti, cercando di non aspettare passivamente un futuro che per certi versi è già stato scritto. Altrimenti ci sarà confusione, la stessa che oggi fa da filo conduttore tra Governo, Regioni e Amministrazioni locali, sempre impegnate a ritrarsi un piccolo spazio ben visibile all'interno del dibattito pubblico: del resto le elezioni richiedono una certa pubblicità.