Andrà tutto bene, meno che il sito INPS

Dopo oltre una settimana di preparativi oggi si è finalmente aperta l'iscrizione per ottenere i benedetti, in questo caso anche necessari alla sopravvivenza di molti, 600 €. Risultato? Il solito, quello ampiamente pronosticabile; il sito non funziona.

Personalmente temevo che sarebbe successo, se non fosse che le agenzie di betting sono chiuse ci avrei addirittura scommesso una parte del mio capitale residuo, quindi a conti fatti, una manciata di euro, unici sopravvissuti alla quarta settimana di stop forzato dall'attività lavorativa. Ma su cosa avrei scommesso? Semplice, sul fatto che oggi il sito Inps -indispensabile per inoltrare le richieste di accredito di 600 € da parte dei titolari di partita iva- sarebbe stato irraggiungibile, dando un ulteriore definitiva dimostrazione di quanto in questo nostro paese le cose non riescano a funzionare. Sono giorni che il Governo ha reso nota la trafila necessaria alla richiesta del bonus, giorni nei quali chi si doveva preparare evidentemente non l'ha fatto. E' non è consolatorio che ci venga detto che il tutto verrà ripristinato di modo che gli aventi diritto non perderanno l'ottenimento delle prestazioni. Perché le prestazioni dovevano essere già in svolgimento, bastava essersi preparati, come hanno fatto tutti coloro che nel frattempo hanno richiesto il pin, dando inizio ad un procedimento tanto farraginoso da risultare svilente, sempre che si sia riusciti a portarlo a termine. Ma mentre parte della popolazione, impaurita dall'assenza di reddito si adoperava per mettersi nelle condizioni di richiedere quanto promesso dallo stato, lo stesso non appena deve iniziare l'erogazione di una prestazione necessaria al mantenimento del potere d'acquisto indispensabile alla sopravvivenza -e non è un eufemismo- ci fa sapere che non si era preparato. Perché, il fatto che il sito sia offline ormai da ore, non può voler significare niente di diverso. Mi si potrebbe obbiettare che in questa situazione di crisi l'urgenza ci ha sottoposti al rischio del malfunzionamento, ma sarebbe soltanto una scusa, l'ennesima di un paese che ha nella sua mancanza di efficienza una costante che ci ha resi -ahimè- ridicoli agli occhi degli altri. Il paese in cui le contraddizioni e la mancanza di efficenza sono una costante che non riusciamo a metterci alle spalle, protette da una rete burocratica tanto macchinosa da risultare disgustosa, oltre che a fungere da garante per la riuscita di una serie di paradossi, per cui chi percepisce il reddito di cittadinanza, tanto per citare un esempio, ha interesse a non andare a lavorare, esponendosi al "rischio" di guadagnare meno dovendosi accollare l'onere della fatica. Non dimentichiamoci che anche la cassa integrazione in deroga ad oggi proclamata e annunciata, con ogni probabilità non funzionerà sino a Maggio, fatta salva la possibilità d'incorrere in ulteriori intoppi, come quello occorso oggi all'Istituto della previdenza sociale.

A margine di tutto questo scompiglio, ferme restando le necessità dei cittadini evidentemente sempre più esposti alla mancanza di liquidità, si fanno spazio all'interno del dibattito pubblico le lamentele di coloro i quali criticano gli altri stati europei, rei di manifestare la volontà di non aiutarci. Di non aiutare, in buona sostanza, uno stato che non riesce a funzionare, che anche nella giornata odierna non ha mancato l'occasione di farsi ridere alle spalle, nonostante avesse avuto tutto il tempo necessario a scongiurare che questo avvenisse. Ma siamo davvero convinti che siano gli altri a sbagliare? Perché secondo la mia modesta opinione noi non siamo minimamente capaci di metterci nelle condizioni di essere aiutati, preferendo alla funzionalità e decisionismo le chiacchiere e l'inefficienza. Ricordo bene, quando andavo a scuola ed alcuni compagni mi chiedevano, durante i compiti in classe, di passargli il compito. Io mi sono sempre messo a disposizione, ma non nei confronti di tutti, al contrario, soltanto nei confronti di coloro che se lo meritavano, senza mancarmi di rispetto e facendomi capire che anche se non riuscivano, ce l'avevano messa tutta.

Un ultima considerazione, semplice, riguardante l'Europa, colpevole, secondo il Presidente del Consiglio e molti autorevoli analisti, di non darsi da fare per uscire da questa difficile situazione. Se ne parla sempre con più insistenza da giorni, da quando le richieste degli stati in difficoltà come il nostro, sembrano cadere inascoltate nel vuoto. Ma di questa Europa incapace di funzionare la colpa di chi è, se non della classe politica che la costituita e la mantiene in vita da qualche lustro? Non ricordo di avere partecipato ad un referendum in cui ci è stata chiesta un opinione. Per cui, cari politici, se l'Europa non funziona, funziona male, o non è degna di esistere, il problema è solo ed esclusivamente il vostro, che a causa della vostra conclamata incapacità finirete con il pescare dalle nostre tasche le risorse necessarie per andare avanti, continuandovi a lamentare di un istituzione che avete voluto -dipingendola come necessaria-, creato e tenuto in vita. Andrà tutto bene, si continua a sostenere da giorni -ultimamente meno per la verità- ma se non sarà così cosa cambierà per coloro che ne avranno la responsabilità? Niente, come al solito, ed è giusto che sia così, fintanto che la popolazione acconsentirà silente a questo scempio. Nel frattempo, il dirigente massimo dell'Inps, evidentemente responsabile dell'odierna debacle, continuerà ad occupare la sua calda poltrona dalla quale ha già iniziato a dire che in fondo la colpa non è sua. Ha ragione, perché i colpevoli sono coloro che versano puntualmente tutti i mesi parte dei loro incassi ad un ente che non è in grado di funzionare, meno che mai quando ne avremmo avuto realmente bisogno.