Aldilà reversibile

Un esperimento? Forse un investimento sostenuto da capitali attirati da un business il cui futuro promette guadagni sorprendenti, sta di fatto che quello che ho visto un giorno fa non mi ha lasciato per nulla indifferente, portandomi ad alcune considerazioni.

Questa è la storia di Jang Ji-sung, una storia fatta di dolore e lacrime, quelle versate copiosamente ormai quattro anni fa, nel 2016, quando l'amata figlia alla tenera età di sette anni, è stata uccisa da una forma letale e particolarmente acuta di leucemia. Ma la madre, che nel frattempo non si era rassegnata alla scomparsa dell'amata figlia, ha avuto, grazie ad una trasmissione televisiva, un opportunità alla quale non si è voluta sottrarre. Ha indossato appositi occhiali dotati di visore, un altra serie di sensori in altre parti del corpo, e si abbandonata' all'interno di una stanza apposita, ad una proiezione virtuale grazie alla quale ha potuto riabbracciare sua figlia, frutto di una ricostruzione tridimensionale di altissima qualità. Il tutto è stato ovviamente ripreso e condiviso su youtube, dove il video ha già raggiunto otto milioni di visualizzazioni in pochissime ore. Personalmente, mosso da una certa curiosità dovuta al clamore che questo "esperimento" ha suscitato, mi sono messo a guardare il video, contribuendo nel mio piccolo all'aumento delle visualizzazioni, salvo interrompere la visione dopo una manciata di secondi. Ho trovato le immagine violente, violente e di cattivo gusto, l'ennesima prova di quanto l'uomo stia definitivamente perdendo la capacità di dividere la realtà dalla finzione; la massima estremizzazione della promiscuità che sta inibendo la nostra capacità di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Da questo filmato, dalle movenze di una madre commossa dalla presenza virtuale di sua figlia, cosa ci deve rimanere? Non entro nel merito della decisione che la madre ha preso sottoponendosi ad un esperimento così innaturale ma allo stesso tempo innovativo. Penso che anche gli psicologhi, se chiamati a dare un giudizio avrebbero delle idee contrastanti, penso e sono convinto che non ci sia alcuna possibilità di avere dei pareri univoci per quanto accaduto. Del resto, quando si devono giudicare accadimenti tanto insoliti ed estremi le opinioni divergono con una certa prevedibilità. Ciò che mi chiedo, come accennato in precedenza, è a cosa ci possa servire un ramo della tecnologia così insistentemente orientato ad una funzionalità tanto effimera quanto pericolosa. Ovviamente sono consapevole del fatto che chi investe in certi progetti se ne frega dell'utilità che possano avere, ma s'interessa principalmente a renderli economicamente vantaggiosi e volti a produrre dei profitti. Ma gli eventuali utenti, coloro che a queste tecnologie si rivolgono e si rivolgeranno quando tra qualche anno avranno raggiunto il pieno della loro maturità ed efficienza, da chi saranno tutelati, in una società come quella attuale in cui il consumismo padroneggia su tutto? La mia impressione è che certi meccanismi finiranno per distruggerci, distruggere noi uomini incapaci di rimanere ancorati alla realtà, intenti nella cercare a tutti i costi di un qualcosa che sia capace di cambiare gli eventi. Noi, evidentemente incapaci di metabolizzare un lutto al punto da spingerci alla ricerca della proiezione perfetta di un essere che non c'è più, noi che abbiamo perso la forza di accettare la vita per quello che è, cullati dall'influenza del mondo virtuale, nel quale siamo proiettati sino al punto in cui non si è più capaci di distinguerlo da quello reale. Finirà tutto così? Vedremo davvero genitori parlare con figli che non ci sono più? Assisteremo a madri che si spostano spingendo passeggini su cui siedono figli che non hanno avuto mai? Fino a quando saremmo attratti dalla vita virtuale, incapaci di accettare quella reale? Ci dovremmo soffermare su certi aspetti, prima ancora di giudicare una Jang Ji-sung qualsiasi, se non altro perché lei, probabilmente certi aspetti non è stata capace di valutarli, suo malgrado, senza il fardello di dolore che la morte di una figlia ti carica sulle spalle.