25 novembre


Il 25 novembre è stata la giornata dedicata alla lotta della violenza contro le donne. Si è aperta con un articolo di Vittorio Feltri, già direttore de "Il Giornale" nonché fondatore di "Libero", nel quale il giornalista ha detto la sua riguardo un caso che ha occupato le pagine di cronaca degli ultimi giorni. Un caso di violenza, la cui vittima è stata una giovane ragazza a cui Feltri ha attribuito la colpa di essersi cacciata nei guai a causa del suo comportamento imprudente. Un'imprudenza concretizzatasi (secondo la teoria "feltriana") allorché la giovane si è recata ad una festa ignorando, pur conoscendole, le possibili conseguenze a cui andava incontro, a maggior ragione dal momento in cui si è appartata in camera dell'abbiente proprietario di casa, che poi, proprio in quella stanza l'ha ripetutamente violentata protetto dalle guardie del corpo che, fuori dalla porta, si premuravano che l'abominio non venisse interrotto da incauti curiosi.

Questo articolo ha scatenato lo sdegno di tutti gli opinionisti che nelle trasmissioni televisive di venerdì non hanno fatto altro che ripetere quanto fosse sbagliata e deplorevole la tesi sostenuta dall'illustre giornalista. È accaduto fino alle cinque del pomeriggio, quando la notizia della morte di Maradona ha stravolto i palinsesti televisivi, nei quali gli stessi opinionisti che hanno dato contro Feltri si sono impegnati a ricordare l'ex calciatore concedendogli ogni sorta di onore, dimenticandosi che lo stesso non è certo stato esempio di virtù nei confronti delle sue amanti e non solo (non riconoscere un figlio non è forse una forma di violenza nei confronti della madre?).

Ciò detto; è evidente ed innegabile che l'articolo di Feltri sia stato inopportuno, brutto, troglodita ed ambiguo dal momento che ha proposto una tesi oscena ed incapace di reggere al buonsenso, ma nella quale si riconoscono, ahimè, molte più persone di quanto sia stato detto nei salotti televisivi in cui si gareggiava al tiro al bersaglio nei confronti del giornalista. Questo perché, nonostante lo si scordi troppo spesso, viviamo in una società in cui anche una gonna troppo corta è in grado di "legittimare" commenti vergognosi che sono frequenti per chi, come il sottoscritto vive a contatto con la realtà. E lo sono non perché Feltri lo scrive, ma perché molta più gente di quanto si è disposti ad accettare si riconosce in quel tipo di messaggio, che quindi non può essere circoscritto e limitato con un semplice "ha sbagliato". Occorre parlarne, demonizzandolo per mezzo di un confronto (anche televisivo per carità) con dei contraddittori che lo condividono, i quali non possono che coprirsi di ridicolo se portati all'interno di ragionamenti logici ed inerenti alla realtà in cui si affacciano le nostre vite, nelle quali le donne sono colonne portanti. Se a questo confronto, si preferisce continuare a dire che quell'articolo piuttosto che altri della medesima risma, contenenti un preciso e vergognoso tipo di messaggio, sono sbagliati andremo a sbattere contro il muro "gommoso" dell'ignoranza. Perché la demonizzazione è giusta ma non sufficiente, e deve essere solo il primo di una serie di passi di un confronto profondo e complesso.

Certi ragionamenti di bassa lega; manifesto di un sentimento atavico e retrogrado sono figli di un retaggio culturale complesso e vecchio allo stesso tempo, e sono gli stessi che da anni alimentano la politica dei populisti, il cui elettorato vede soddisfare parte delle loro esigenze con la chiusura dei porti piuttosto che con la demonizzazione dei profughi che giungono sulle nostre coste. Oggi siamo nel 2020; deve essere chiaro a tutti che non basta condannare un giornalista puntandogli il dito contro ma bisogna fare un ulteriore passo in profondità, capire che dietro certi ragionamenti, nei confronti dei quali è scontato prendere le distanze, c'è una parte di popolazione che più o meno seriamente li sostiene. Occorre capire perché, quale siano le falle strutturali, educative, intellettuali, scolastiche che portano la società in cui viviamo ad essere vittima di questo cortocircuito.

Se lo facessimo ora, tra qualche anno potremmo vivere in un mondo migliore; al contrario, se continuiamo a liquidare come folli e superficiali queste idee che sono radicate in una parte del nostro tessuto sociale, non potremo che agevolarle mantenendo in vita certi oscuri, disdicevoli baluardi culturali per i quali ancora, anche se fatico a crederci, capita di vedere in alcuni individui, talvolta anche colti, porzioni di corpo accuratamente scelte perché non passino inosservati i tatuaggi che le ricoprono riportanti la simbologia fascista. Additarli come pessimi esempi, per quanto legittimo, non è la soluzione; spetta alla classe dirigente capirlo e attuare le giuste contromisure: speriamo presto, nel frattempo:

VIVA LE DONNE!